lunedì, 08 giugno 2009
Senza la profezia, rimane la complicità - 5/06/09 - di Paolo Farinella
Sab 23.49
Lettera aperta al cardinale Bagnasco
Egregio sig. Cardinale,
viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.
Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.
Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.
Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.
Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.
I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.
Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.
Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire … sopire, troncare».
Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009).
Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).
Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.
Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.
Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.
In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.
Genova 31 maggio 2009
Paolo Farinella, prete
Don Paolo Farinella lauree in Teologia Biblica e Scienze Bibliche e Archeologiche. Ha studiato lingue orientali all’Università di Gerusalemme: ebraico, aramaico, greco. I suoi ultimi libri: ” Bibbia, parole, segreti, misteri ” e ” Ritorno all’antica Messa “, sempre editore Gabrielli.
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Conferenza Internazionale "Review of the Holocaust", Teheran, 11-12 dicembre 2006 Discorso del Rabbino Aharon Cohen
martedì 2 giugno 2009 alle ore 0.18
L'atteggiamento degli Ebrei Ortodossi nei confronti dell'Olocausto
Onorevoli amici e colleghi, siamo qui riuniti per discutere e considerare da diversi punti di vista [...] l'argomento noto come "Olocausto". E' noto che l'argomento si impernia attorno alle politiche e alle azioni adottate dalla Germania nazista contro il Popolo Ebraico. Questo naturalmente nel contesto delle loro, molto più ampie, contemporanee azioni assassine. Il mio intento è quello di fornirvi l'approccio degli Ebrei Ortodossi alla questione. [...]
Io e i miei colleghi siamo conosciuti come "Ebrei Ortodossi", cioè Ebrei che intendono vivere le loro vite interamente in accordo con l'antica religione ebraica e con il modo di vivere noto come Ebraismo. Siamo qui in rappresentanza del gruppo "Naturei Karta", che non è un movimento o un'organizzazione separata, ma un gruppo che diffonde la filosofia che esprime l'opposizione dell'Ebraismo Ortodosso all'ideologia nota come Sionismo, il movimento secolare nazionalista che intende formare uno stato settario in Palestina. [...]
L'Ebraismo e il Sionismo sono due concezioni totalmente e diametralmente opposte. L'Ebraismo è un antico modo, che risale a migliaia di anni fa, di vivere secondo la volontà di Dio, pieno di contenuto morale, etico e religioso. Il Sionismo è relativamente giovane - ha poco più di cent'anni - ed ha una concezione secolare e nazionalista, completamente priva di etica e di morale. Tuttavia, bisogna dire che ci sono gruppi religiosi, tra il Popolo Ebraico, che sono stati influenzati ed infettati dalla filosofia nazionalista sionista ed hanno, scorrettamente e falsamente, "attaccato" il Sionismo addosso all'Ebraismo, andando contro gli insegnamenti dell'Ebraismo come è stato tramandato da generazioni. [...]
[Dalla diaspora] fino ai giorni nostri il Popolo Ebraico è, per decreto divino, in esilio, nel quale noi dobbiamo essere leali cittadini delle nazioni in cui ci troviamo e ci è proibito sotto giuramento di tentare di uscire dall'esilio con le nostre forze. Ci è proibito sotto giuramento di tentare di formare un nostro Stato in Palestina. Trasgredire questi divieti costituirebbe una ribellione contro i voleri dell'Onnipotente e siamo a conoscenza delle gravissime conseguenze di un tale tentativo. [...]
Sarà dunque chiaro da quanto detto innanzitutto che i Sionisti non rappresentano il Popolo Ebraico nel suo complesso, ed inoltre che l'anti-sionismo deve ricevere il nostro plauso e non essere confuso con l'antico pregiudizio dell'antisemitismo. Qualcosa che sappiamo essere ben apprezzata qui, nella Repubblica Islamica dell'Iran, dove la comunità ebraica vive pacificamente, con tutti i diritti civili, come accade da migliaia di anni.
Ora, uno dei pilastri che giustificano il Sionismo è l'evento dell'Olocausto, con i Sionisti che affermano che gli Ebrei devono avere il loro Stato per prevenire (come dicono) che l'Olocausto si ripeta ancora. "Mai Più" è il loro slogan. Quindi vorrei esporre la visione dell'Ebraismo Ortodosso riguardo all'Olocausto.
Per prima cosa, i fatti. Non c'è dubbio alcuno che durante la Seconda Guerra Mondiale sono state sviluppate terribili e catastrofiche politiche e azioni di genocidio, perpetrate dalla Germania nazista contro il Popolo Ebraico, confermate da innumerevoli testimoni oculari sopravvissuti e ampiamente documentate più e più volte. Personalmente mi sono stati risparmiati gli effetti peggiori della Guerra perché vivevo in Inghilterra, che fortunatamente non venne occupata dalla Germania Nazista. Comunque, io e molti molti altri abbiamo perduto innumerevoli amici e parenti che morirono sotto il giogo nazista, uccisi intenzionalmente e vittime del genocidio. Tre milioni di Ebrei in Polonia, più di mezzo milione in Ungheria, molte decine o centinaia di migliaia in Russia, Slovacchia, Francia, Belgio, Olanda e altre nazioni. Di solito si cita la stima di sei milioni. Si può mettere in discussione questa cifra effettiva, ma il crimine è stato terribile sia che i milioni (e sono stati milioni) di vittime siano sei, cinque o quattro. I metodi di omicidio sono pure irrilevanti, che siano state camere a gas (e ci sono stati testimoni oculari di ciò), plotoni di esecuzione o qualunque cosa. Il male fu lo stesso. Sarebbe un affronto tremendo alla memoria di quelli che perirono attenuarne la colpa in qualunque modo.
Comunque, gli insegnamenti e l'atteggiamento dell'Ebraismo Ortodosso è che i colpevoli di un crimine, benché totalmente responsabili delle loro azioni, non sarebbero mai riusciti nella loro malvagia impresa se l'Onnipotente non lo avesse voluto. Quindi, da questo punto di vista, la vittima o le vittime devono ovviamente tentare di evitare il male, ma se ciò risulta impossibile, allora devono accettare il volere dell'Onnipotente. Secondo il nostro insegnamento parte del decreto divino di esilio imposto su di noi stabilisce che non è compito del Popolo Ebraico portare i nostri persecutori di fronte alla giustizia. Questo è compito dell'Onnipotente. Nostro compito è accettare il volere dell'Onnipotente e di sforzarsi di migliorare noi stessi, eliminando dal nostro comportamento le azioni che possono essere state la causa della nostra sofferenza.
Non dobbiamo avere in alcun modo l'audacia, come è avvenuto, di tentare di prevedere il volere dell'Onnipotente e presumere di essere capaci di prevenire che una tale cosa accada di nuovo. Questo sarebbe un'eresia.
I Sionisti, con il loro superbo approccio secolare si comportano in completa opposizione a questa filosofia e osano dire "Mai Più". Hanno l'ardire di pensare che possono impedire all'Onnipotente di ripetere "l'Olocausto" . Questa è eresia. [...]
Devo aggiungere che l'uso dell'Olocausto da parte dei Sionisti per promuovere il loro Stato settario è il massimo dell'ipocrisia, quando si pensi che i Sionisti hanno sfruttato a loro vantaggio ogni fase dell'oppressione nazista, per ottenere uno Stato. Negli anni '30, quando la politica nazista era di espellere gli Ebrei dalla Germania, è ben documentato come i Sionisti abbiano cooperato lavorando insieme - sì, insieme - alle autorità naziste per evacuare ebrei "adatti" (cioè giovani pionieri in buona salute) dalla Germania alla Palestina. Poi, durante la guerra, mentre gli omicidi erano in atto, è ancora una volta ben documentato quale fosse il loro atteggiamento di insensibilità , non aiutandoli quando potevano, benché ne fossero in grado. Avevano bisogno della sofferenza e delle morti per poter premere per il loro Stato quando la guerra fosse finita. Finalmente, dopo la guerra hanno fatto diventare l'intera questione dell'Olocausto e la pietà e la compassione che evocava quasi in un argomento di fede, per assicurarsi il più possibile l'acquisizione del loro Stato, affermando che il Sionismo era lì per prevenire un altro Olocausto, quando in realtà il Sionismo ha sfruttato l'Olocausto per decenni. Poi hanno iniziato a giustificare le loro atrocità contro i Palestinesi per promuovere la loro causa. [...]
Amici miei, voglio finire con una preghiera: che la causa profonda delle lotte e della carneficina nel Medio Oriente, cioè lo Stato chiamato "Israele", venga totalmente e pacificamente dissolto. Che venga sostituito da un regime che risponda pienamente alle aspirazioni dei Palestinesi. Allora gli Arabi e gli Ebrei potranno vivere insieme in pace, come è stato per secoli.
Possiamo noi allora meritare il momento in cui la gloria dell'Onnipotente verrà rivelata a tutti e tutto il genere umano sarà in pace.
14:33
Scritto da: marcos1999
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venerdì, 10 ottobre 2008
LA CRISI: IL SILENZIO DELLA CHIESA
Richiamiamo l’attenzione sul fatto
che le autorità ecclesiastiche sproloquiano su qualunque argomento
senza mezzi termini, ma su alcuni fatti drammatici per la gente, come
il caso della crisi economica, non proferiscono parola.
p. José
Maria Castillo,teologo
Diamo per assunto che è rischioso affermare
che il papa, i cardinali e i vescovi, così come sono, non abbiano detto
nulla riguardo un tema di cui il mondo intero parla con preoccupazione
e angoscia. Senza dubbio il papa e i vescovi ne hanno parlato.
Ma il
fatto è che l’opinione pubblica conosce perfettamente la posizione
della gerarchia riguardo l’aborto, l’eutanasia, il divorzio, l’
omosessualità, l’uso dei contraccettivi, la scelta dell’istruzione per
i cittadini, ecc., mentre la gente non ha idea di ciò che pensino i
vescovi rispetto alla crisi del sistema finanziario, la crisi delle
banche, l’impennata dei prezzi, la disoccupazione, lo smaltimento dei
rifiuti, la sete di potere che, secondo il Commissario degli Affari
Economici della Unione Europea, Joaquìn Almunia, è alla radice di
questa crisi, assai profonda, oscura e di estrema gravità.
E’ vero che
le questioni di ordine economico presuppongono conoscenze tecniche, che
non sono alla portata di tutti, né tanto meno dei vescovi che si
suppone abbiano ricevuto la necessaria formazione e preparazione ad
informare, come pastori, i fedeli su ciò che devono pensare in
relazione alle proprie scelte di vita e di coscienza.
Siamo d’
accordo sul fatto che siano gli economisti a parlare di economia. Ma,
se questo criterio è corretto, saranno i biologi a parlare di
biologia.
Perché allora i vescovi si esprimono con tanta sicurezza su
questioni come le cellule staminali, il termine della vita, gli
esperimenti scientifici su embrioni e sulla fecondazione in vitro, se
la maggior parte dei prelati si intende di biologia meno di quanto non
si intenda di economia ?
Sinceramente, temo che il silenzio dei
vescovi sui temi economici non sia dovuto a semplice ignoranza, ma ad
altre oscure motivazioni. Perché affermo questo ?
Pochi giorni fa, il
presidente del Parlamento Europeo ha dichiarato senza giri di parole:
«Non si possono dare 700.000 milioni (di dollari) alle banche e
dimenticarsi dell’uomo».
Perché questa somma così grande di denaro
viene riservata ai ricchi affinché si sentano più sicuri e tranquilli
nella loro condizione privilegiata, mentre, come ben sappiamo, abbiamo
ancora 800 milioni di esseri umani che vivono con meno di un dollaro al
giorno, che quindi vivono in condizioni disumane con limitate
prospettive di vita.
Ebbene, lo scandalo è che i politici denunciano l’
atrocità di una “economia canaglia” (Loretta Napoleoni), proprio quando
coloro che si ritengono i rappresentanti ufficiali di Cristo in terra
non alzano la voce contro una vergogna simile. E’ scontato che io non
abbia le soluzioni necessarie per questa situazione critica che stiamo
vivendo, e non sia preparato a fornirne di adeguate.
L’unica cosa che
posso (e devo) dire è che nella Chiesa abbondano i funzionari e
scarseggiano i profeti. Ho l’impressione che, in questo momento, per
uscire dal ginepraio in cui siamo finiti, ancor più importante della
conoscenza degli economisti, sia l’audacia dei profeti, capaci di
informare sull’origine della cupidigia che, come ho già detto, è alla
radice del disastro che stiamo subendo.
Tutti sappiamo che la Chiesa
denuncia l’ingiustizia. Il problema è che utilizza un linguaggio troppo
generico, come quello del presidente Bush, quando auspica una giustizia
duratura. Nessuno dubita delle buone intenzioni del papa. E neanche
della sua grande personalità e del suo prestigio mondiale.
Ma la
questione è che il papa è il capo supremo di una istituzione presente
nel mondo intero e si sforza di mantenere le migliori relazioni
possibili con i responsabili dell’economia e della politica di ciascun
paese.
Ebbene, dal momento in cui la Chiesa ha adottato questo
approccio, è impossibile per lei esercitare quella missione profetica a
difesa dei poveri e delle persone maltrattate dalla vita e dai poteri
di questo mondo.
Chiunque legga con attenzione i vangeli sa che Gesù,
davanti alle autorità e ai ricchi del suo tempo, non si comportò mai
come le gerarchie ecclesiastiche si stanno comportando oggi rispetto a
questa economia canaglia che sta rovinando il mondo.
E’ evidente che
le preoccupazioni di Gesù erano molto diverse da quelle della Chiesa di
oggi. Si deve verificare una catastrofe economica come quella che
stiamo vivendo, perché ci rendiamo conto di quali siano i reali
interessi degli ‘uomini della religione’. Essi dovrebbero utilizzare il
linguaggio della giustizia e della solidarietà, che è quello
appropriato per i nostri tempi, ma non alzano la voce quando temono che
gli interessi della religione possano essere messi in pericolo.
Questo è quanto, la conclusione è chiara: l’istituzione religiosa è più
preoccupata di assicurare la stabilità e il buon funzionamento della
religione, che perdere la faccia (con tutto ciò che comporta) per
coloro che se la passano peggio.
E se questa è la conclusione logica,
il risultato è evidente: i ricchi si sentono sicuri, i poveri rimangono
immersi nella loro miseria, e la religione, con i suoi templi e i suoi
funzionari, mantiene il suo corso, nonostante essa stia diventando ogni
giorno più vecchia e senza forze.
19:24
Scritto da: marcos1999
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