lunedì, 08 giugno 2009
Pregiudizi sui Rom, dopo le affermazioni del consigliere Carmela Rozza, il Gruppo EveryOne offre lezioni di cultura storica
Milano, 28 maggio 2009. Il comune di Milano ha attuato, come promesso, l'azione di pulizia etnica presso l'ex istituto professionale Marchiondi, zona Baggio. Circa 25 famiglie romene di etnia Rom sono state messe in mezzo alla strada, secondo la consueta liturgia dell'orrore: nessuna assistenza, nessuna alternativa di alloggio, nessun sostegno. Eppure, secondo le norme internazionali che tutelano le minoranze, quell'umanità povera ed emarginata che piangeva di fonte alle forze dell'ordine, lamentando la presenza di bambini, donne incinte e malati gravi, avrebbe avuto ben altri diritti, perché è compito delle Istituzioni rimuovere gli ostacoli all'integrazione di un gruppo sociale, erogando servizi di sostegno, attuando piani di protezione umanitaria, impegnandosi per assicurare l'integrità delle famiglie e il benessere degli individui. Non stupisce il proclama del vicesindaco De Corato, di fronte alla tragedia di oltre cento esseri umani in condizioni disperate: "Questo è un segnale forte da parte delle Istituzioni". E' l'ideologia del suo partito ad ispirarle. Sorprendono invece le dichiarazioni, di una gravità inaudita, rilasciate dal consigliere del Pd Carmela Rozza: "Mi chiedo perché gli sgomberi vengono preannunciati. In questo modo i capi che organizzano lo sfruttamento di minori e donne non possono essere fermati". Con simili ideologie, Milano ripropone gli stessi pregiudizi che la propaganda nazionalsocialista promosse negli anni 1930 in Germania, per criminalizzare i Rom e giustificare la persecuzione razziale. Secondo la concezione del partito di Hitler, i Rom si distinguevano dagli altri cittadini perché dediti a vagabondaggio, renitenza al lavoro, sfruttamento di donne e minori nell'accattonaggio. Già nel 1926 le leggi bavaresi associavano Rom e Sinti ai "vagabondi" e "renitenti al lavoro", sottoponendoli a controllo da parte della pubblica sicurezza, a "patti di legalità", all'arresto dei capifamiglia e all'espulsione dagli insediamenti in caso di manifesta a e insanabile "devianza". Da qualche tempo la sezione milanese del Partito democratico conduce una forma particolarmente odiosa di propaganda razziale, finalizzata a "competere" in quanto a intolleranza con il Pdl, le cui politiche sono stigmatizzate da Parlamento e Consiglio d'Europa, Comitato contro la discriminazione presso le nazioni Unite (Cerd), Alto Commissario delle Nazioni Unite per i profughi, Alto Commissario per i Diritti Umani nonché dalle principali organizzazioni internazionali per i Diritti Umani. Siamo convinti che Carmela Rozza sappia perfettamente che l'accattonaggio è l'estremo mezzo di sopravvivenza con cui i Rom tentano disperatamente di sopravvivere in una società spietata nel suo razzismo. Siamo convinti che Carmela Rozza sappia perfettamente che le donne e i minori che mendicano appartengono a nuclei familiari perseguitati dalle istituzioni e dalle autorità della città di Milano, che anziché attuare politiche di integrazione conducono brutali operazioni di pulizia etnica. Siamo convinti che Carmela Rozza sappia perfettamente che i "capi" cui si riferisce sono mariti e padri disperati, costretti all'attività umiliante della questua come le loro compagne, come i loro figli, pena lasciarsi morire di stenti. Siamo convinti che Carmela Rozza sappia perfettamente che le ultime famiglie Rom romene rimaste in città sono oggetto di violenza e abusi di ogni genere, istituzionali e privati. Siamo convinti che Carmela Rozza sappia di cosa sta parlando, ma siamo disposti a concederle il beneficio del dubbio. Se le ideologie del consigliere, speculari a quelle portate avanti dalla propaganda nazifascista negli anni delle leggi razziali, derivassero da ignoranza riguardo alla realtà dei Rom nell'Unione europea, il Gruppo EveryOne si rende disponibile a tenere - gratuitamente - lezioni di cultura storica, etnica e sociale, in relazione al popolo Rom, a beneficio dei rappresentanti della sezione milanese del Pd, poiché siamo persuasi che informazione e cultura siano i soli deterrenti efficaci contro gli effetti devastanti delle calunnie e degli stereotipi utilizzati dai movimenti xenofobi (e meccanicamente ripetuti dagli ignoranti) per criminalizzare e perseguitare i Rom.
www.everyonegroup.com
14:20 Scritto da: marcos1999 in Politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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venerdì, 27 marzo 2009
Decreto taglia cooperazione e Zanotelli contro AFRICOM
Scusandomi conchi ne fosse già a conoscenza, diffondo due testi, che sollecitano l'impegno di chi ha a cuore la giustizia, la solidarietà e la pace (... e ha a cuore l'Africa).
Pierangelo Monti
Decreto legge: la cooperazione in Italia la fanno solo i militari
Sulla Gazzetta Ufficiale di oggi compare un decreto legge che è un cambio paradigmatico per la cooperazione italiana. Il decreto legge sulle
missioni militari all'estero taglia infatti oltre 100 milioni di euro alle attività civili.
L'Italia, che era al penultimo posto dopo gli Stati Uniti per la cooperazione allo sviluppo, diventa così ultima, oramai sotto lo 0,1% del
PIL, e gli obbiettivi del Millennio sono carta straccia (l'Italia aveva assunto impegni vincolanti "per stanziare entro il 2010 lo 0,51% quale tappa intermedia per raggiungere lo 0,7 previsto per il 2015").
Ma non basta: penalizza il Ministero degli Esteri e privilegia quello la Difesa. Toglie fondi alle Ong e alle associazioni e favorisce la
cooperazione dei militari. Infatti dopo che la finanziaria ha tolto alla Cooperazione oltre il 56% di quanto previsto dalla manovra 2008 riducendo il budget a circa 320 milioni di euro, una mazzata arriva anche dal decreto legge sui rifinanziamenti agli impegni all'estero, varato dal governo e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale a inizio gennaio. Dalle voci di spesa spariscono completamente gli oltre cento milioni di euro che, nel dl scorso, garantivano fondi alle attività di cooperazione civile. Tutto adesso passa in mano ai militari.
Se i quattrini per gli operatori all'estero in abito borghese spariscono, i militari però possono brindare e vedersi riconosciuto un ruolo,
non solo di garanti della sicurezza, ma anche del benessere delle popolazioni da assistere. Il decreto, in sostanza, sembra sposare senza mezzi
termini la contesta logica dei Cimic (cooperazione civile-militare) e dei Prt, i Provincial Reconstruction Team varati in Iraq e
adesso pietra miliare dell'intervento in Afghanistan.
Il dl prevede persino una nuova voce di spesa non prevista dal precedente governo: 16,3 milioni destinati all'impiego di personale militare negli
Eau, Bahrain e a Tampa (Stati Uniti e sede del Centcom) "per esigenze connesse con le missioni in Afghanistan ed Iraq" (sic) e anche 8,7 milioni
per la missione antipirateria in Somalia.
Ma l'aumento per la Difesa, cosa di cui il ministro Ignazio La Russa ha pubblicamente ringraziato, diventa clamoroso se si considera
che si tratta di cifre che riguardano il primo semestre 2009 contro quelle che, nel 2008, coprivano un anno intero. Se le cifre restano
confermate infatti, la sola missione militare in Afghanistan farà un balzo da 350.069.105 di euro 242.368.418 per il primo semestre, ossia quasi
500 milioni per l'intero anno. Quella in Libano resta quasi invariata e quella nei Balcani passa a 159 milioni nel 2008 a oltre 97 nei primi sei mesi dell'anno in corso.
Dopo i tagli della Finanziaria che retrocedono ancora di più l'Italia nel campo della lotta alla povertà, quello del decreto legge è un giro di
boa circondato, come tutte le svolte operate da questo governo da un grande silenzio.
http://www.lettera22.it/showart.php?id=10077&rubrica=...
da MISNA 9/1/2009
PADRE ALEX ZANOTELLI: "NO AFRICOM A NAPOLI E A VICENZA".
Il missionario comboniano Alex Zanotelli, a Napoli dopo anni di missione in Kenya, ci fa pervenire stasera il seguente appello da lui stesso firmato:
"Le comunità cristiane in Italia hanno appena celebrato il Natale, una festa così carica di messaggi di pace. La stessa Giornata Mondiale della Pace (1° gennaio) è venuta ad accentuare questo tema per i credenti. Ma noi cristiani ci accorgiamo di quello che stiamo celebrando? Come facciamo a proclamare la pace in chiesa mentre non ci accorgiamo che la neghiamo con le scelte violente sia nostre che dei nostri governi? Come possiamo celebrare il Natale, la festa della vita, con il massacro dei bimbi palestinesi,vera strage degli innocenti? Come possiamo celebrare il Natale senza che questo “urlo” di sofferenza umana, dei palestinesi come anche di tanti altri popoli (dai congolesi ai ceceni), non venga a disturbare le nostre coscienze addormentate di cristiani di Occidente? Ci rendiamo conto che tanta di questa sofferenza è dovuta alle scelte militaristiche dei nostri governi? Un esempio incredibile è l’annuncio fatto poco prima di Natale dal nostro ministro degli Esteri Frattini che Africom, il supremo comando americano per le truppe di terra e di mare per l’Africa, troverà posto a Napoli e a Vicenza. Africom, creato nel 2007 dal presidente Bush e inaugurato il primo ottobre 2008 a Stoccarda (Germania), è guidato oggi dal generale afro-americano William “Kid” Ward. Il generale ha speso il 2008 a cercare una base per questo comando in Africa. Ma la forte azione diplomatica del Sudafrica contro la presenza di Africom nel continente, ha impedito agli Usa di trovarla. Come ultima chance gli americani hanno pensato di trovarla nel paese più vicino all’Africa, la Spagna ed esattamente a Rota (Cadice), ma Zapatero si è opposto. Non rimaneva che l’Italia! E il Governo Berlusconi è stato ben felice di dare il benvenuto ad Africom a Vicenza e a Napoli .(Nel 2008 il comitato campano Pace e Disarmo aveva scritto un libro dal titolo profetico: Napoli chiama Vicenza, che descrive la pesante militarizzazione del territorio campano dotato di sette basi militari: Usa e Nato!). Il ministro Frattini ha anche detto che si tratta di “strutture di comando che operano nel quadro Nato”. Bugia! Il comando Africom è uno dei sei comandi unificati del Pentagono. Frattini ha anche dichiarato che non ci sono truppe da combattimento, ma solo componenti civili. Altra bugia! Africom è il comando unificato militare statunitense che ha come scopo la lotta al terrorismo e l’addestramento dei militari africani oltre alla protezione degli enormi interessi americani in Africa .E proprio per potenziare Africom, gli Usa hanno costituito due nuovi corpi: i Marines per l’Africa (Maforaf) e il Diciassettesimo Stormo dell’aeronautica militare Usa con il nome di Afafrica. Quest’ultimo opererà soprattutto da Vicenza e Sigonella, oggi la più grande base aerea nel Mediterraneo. Le forze armate USA hanno fatto già sapere che 750 militari verranno assegnati a Napoli e a Vicenza. Frattini ha anche detto che la scelta del governo è stata presa dopo aver informato i paesi africani che hanno espresso grande supporto per questa decisione! Strana democrazia quella del governo Berlusconi che tiene nascosta una tale decisione al Parlamento e consulta invece i governi africani! Il nostro governo dando il suo consenso a Washington contribuisce alla nuova operazione di stampo coloniale mirante al controllo delle aree strategiche dell’Africa. Le domande che sorgono sono molte e inquietanti sia per il nostro governo e parlamento, sia per le amministrazioni della Campania e di Napoli, sia per la Chiesa italiana. - Governo e parlamento: in quali sedi e con quali procedure è stata presa questa decisione di grande importanza strategica? Perché il parlamento italiano non è stato informato e non c’è stato nessun dibattito parlamentare? Il PD ha qualcosa da dire a riguardo? Oppure c’è un accordo bipartisan su tutto questo? - Regione Campania e Comune di Napoli: la Regione Campania, nella persona del suo presidente Bassolino, è stata almeno consultata? E la sindaca di Napoli, Rosa Iervolino, è stata almeno interpellata, dato che Africom sarà posizionato a Napoli? - Chiesa italiana: Come mai la Cei non ha alcuna parola da dire su scelte militaristiche così scellerate? Come mai gli istituti missionari e le realtà missionarie laicali come la Focsiv non reagiscono a decisioni militaristiche così gravi? Come facciamo ad inviare missionari , suore, laici in Africa se non denunciamo scelte come queste che rendono l’Africa sempre più schiava e sfruttata? Se, come missionari, vogliamo proclamare buona novella ai poveri, dobbiamo avere il coraggio di denunciare con forza queste virate militaristiche del nostro governo. Non e’ questa la missione globale a cui come missionari siamo chiamati? Mi aspetto una presa di posizione pubblica da parte degli istituti missionari operanti in Africa.
A tutti chiedo di inviare una mail al ministro degli Esteri Frattini e al ministro della Difesa La Russa , protestando per la scelta di Africom a Vicenza e a Napoli.
22:45 Scritto da: marcos1999 in Politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Gli emiri, il Milan, l’Inter, la Juve e il Ponte sullo Stretto
IL PANE E LE ROSE - classe capitale e partito a padova e nel veneto
L'articolo originale all'indirizzo: http://www.pane-rose.it/index.php?c3:o14454
Gli emiri, il Milan, l’Inter, la Juve e il Ponte sullo Stretto
(26 febbraio 2009)
La notizia dei 500 milioni di euro offerti dall’Abu Dhabi United Group for the Development and Investment (ADGDI) per rilevare il 40% del pacchetto azionario del Milan calcio ha fatto il giro del mondo, mettendo in fibrillazione azionisti, scommettitori e tifosi. Il presidente del Consiglio e proprietario della blasonata squadra italiana, Silvio Berlsuconi, ha smentito qualsivoglia trattativa di cessione, ma ci sono troppe strane coincidenze per poter archiviare frettolosamente l’intera vicenda. Innanzitutto perché dietro l’operazione ci sarebbe lo sceicco Mansour Bin Zayed Al Nayhan, membro della famiglia che governa l’emirato di Abu Dhabi, nonché proprietario del Manchester City, team inglese del solo qualche mese fa aveva chiesto di acquistare Kaká dal Milan, in cambio di 108 milioni di euro.
Poi perché dal 10 agosto 2007, l’Abu Dhabi Investment Authority, il principale fondo degli Emirati Arabi Uniti, possiede il 2,04% del capitale di Mediaset, la cassaforte dell’impero Berlusconi e, secondo alcuni analisti economici, punterebbe a rastrellare un altro 3% delle azioni del biscione, sfruttando l’uragano finanziario che si è abbattuto sulle borse mondiali. Terzo, perché è sotto gli occhi di tutti la convergenza di politiche ed interessi economici tra il governo italiano e il piccolo emirato arabo. A fine gennaio, ad esempio, l’Abu Dhabi Tourism Authority (ADTA), l’autorità statale che dirige l’industria turistica, ha aperto due uffici di rappresentanza in Italia, uno a Roma e uno a Milano. Il 4 febbraio, la sottosegretaria al Turismo, Michela Brambilla, fedelissima berlusconiana, si è recata in Medio oriente per inaugurare il forum del turismo alberghiero Italia-Abu Dhabi ed insignire lo sceicco Sultan Bin Tahnoon Al Nahyan (stretto congiunto del titolare del Manchester) e presidente di ADTA, dell’onorificenza di Grande Ufficiale Ossi della Repubblica italiana.
Il presidente del consiglio e il ministro della difesa Ignazio La Russa, sono andati ben oltre. Hanno inviato il pattugliatore d’altura Comandante Bettica per fare da ambasciatore del complesso militare industriale italiano al salone internazionale della difesa IDEX 2009 organizzato ad Abu Dhabi dal 22 al 26 febbraio 2009. All’appuntamento dei mercanti di guerra, il gruppo Finmeccanica, in buona parte proprietà del Tesoro, si è presentato al gran completo: la controllata Alenia Aeronautica per piazzare aerei antisommergibile e anti-nave ATR-72-ASW ed i velivoli da trasporto tattico C-27J Spartan; Alenia Aermacchi, gli addestratori M-311 ed M-346; Agusta Westland, gli elicotteri da combattimento AW-119 Koala, AW-129, Super Lynx 300 ed NH-90; Oto Melara, i cannoni navali 76/62 e i blindati Centauro; Drs Technologies, i sistemi di rilevamento e sorveglianza utilizzati in mezzo mondo contro i migranti.
C’è pure l’ombra di Abu Dhabi sui lavori del Ponte sullo Stretto di Messina, obiettivo strategico dell’esecutivo Berlusconi. Lo hanno scoperto i magistrati romani che indagavano su un anziano ingegnere italo-canadese, Giuseppe Zappia, che aveva partecipato alla fase di pre-qualifica per la progettazione e l’esecuzione dell’opera. Secondo la Procura capitolina che ne ha chiesto il rinvio a giudizio, il professionista si sarebbe mosso per conto del boss Vito Rizzuto (capo della criminalità organizzata del Canada e stretto alleato del clan Bonanno di New York), intenzionato ad investire nell’operazione Ponte un paio di milioni di dollari provenienti dal traffico di stupefacenti. Sempre secondo i magistrati romani, una parte del denaro per i lavori nello Stretto di Messina sarebbe dovuto arrivare dalla riscossione di una ingente somma in Medio oriente da parte dell’ingegnere Zappia e di alcuni associati del Rizzuto. In particolare, il professionista italo-canadese aspirava ad entrare in possesso di un miliardo e settecento milioni di dollari corrispondenti al valore di alcuni lavori realizzati ad Abu Dhabi dalla ZMEC - Zappia Middle East Company Ltd., società costituita nel paradiso fiscale delle Isole Vergini. Nell’emirato arabo, tra il 1979 e il 1982, mister Zappia aveva progettato un acquedotto di oltre quattrocento chilometri ed ottenuto ben otto contratti di costruzioni civili. Sorsero tuttavia dei contrasti con gli enti committenti e la vicenda finì davanti ad un tribunale civile degli Stati Uniti d’America.
Ottenute le commesse e avviati i lavori ad Abu Dhabi, intorno alla metà del 1982, la ZMEC si vide prima ritardare il pagamento di una tranche, poi ricevere comunicazione del blocco dei restanti pagamenti. Nel gennaio 1983, l’ingegnere Zappia fu costretto a chiedere un prestito alla Emirates Commercial Bank (ECB). L’istituto impose alla ZMEC di trasferire le commesse ad un’altra società internazionale. “Ho dovuto sottoscrivere quest’accordo perché mi minacciarono di mettermi in prigione”, ha dichiarato Giuseppe Zappia.
Due anni più tardi, la ECB ed altre due banche dell’emirato furono ricapitalizzate e si fusero nell’Abu Dhabi Commercial Bank. Dopo aver chiesto ripetutamente alle autorità dell’emirato un congruo rimborso per le attrezzature della ZMEC che erano state sequestrate e cedute ad altre imprese, nel 1994 l’ingegnere citò di fronte alla giustizia americana l’Abu Dhabi Commercial Bank e l’Abu Dhabi Investment Authority, l’autorità statale che qualche anno più tardi avrebbe acquistato una consistente quota azionaria di Mediaset.
Il giudice distrettuale di New York rigettò il ricorso e nel giugno del 2000 arrivò per l’italo-canadese una sentenza d’appello altrettanto sfavorevole. A questo punto, per ottenere l’ambito risarcimento dall’allora presidente del consiglio di Abu Dhabi, Sheikh Kalifa bin Zayed Al Nahyan, Zappia contattò inutilmente il generale in capo dell’esercito USA di stanza nell’emirato ed alcune delle maggiori autorità del mondo arabo, come il sovrano del Marocco, il presidente siriano, il re di Giordania e il presidente palestinese Yasser Arafat. L’ingegnere si affidò allora ad un mediatore d’affari franco-algerino, Hakim Hammoudi, personaggio che secondo la Procura di Roma stava seguendo per conto del boss Rizzuto alcuni affari in Europa e nel Golfo Persico. Alla vigilia della gara per i lavori del Ponte, Hammoudi comunicò a Zappia di essere riuscito a sbloccare il credito avanzato ad Abu Dhabi grazie alla collaborazione di un non meglio specificato “principe” della casa regnante in Arabia Saudita, anch’egli interessato ad entrare nel grande affaire dello Stretto. Il 19 luglio 2003, Zappia veniva intercettato mentre dialogava al telefono con Vito Rizzuto ed Hakim Hammoudi. “Penso che stiamo arrivando alla fine adesso, o no?!”, domandava Rizzuto. “Comunque loro, da come la vedo io, vogliono dare qualche cosa ma non è abbastanza. Vediamo se possiamo prendere di più”. Gli ordini di cattura emessi dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta Brooklin contro Zappia, Rizzuto e Hammoudi impedirono la conclusione della controversia finanziaria con le autorità statali di Abu Dhabi.
A rendere piuttosto ingombranti amicizie e affari dell’establishment italiano con la famiglia che governa l’emirato non c’è solo però l’episodio che ha visto protagonisti Zappia e Rizzuto. Lo sceicco Kalifa bin Zayed Al Nahyan, padre dell’odierno emiro di Abu Dhabi, Khalifa bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, sino alla sua morte avvenuta nel 2006 è stato strettamente legato alle organizzazioni dell’estremismo religioso islamico. Negli anni ’60, Sheikh Kalifa bin Zayed visitò il Beluchistan pakistano sotto la protezione di un anziano funzionario dei servizi segreti di quel paese, che lo mise in contatto con molti dervisci e mistici locali. Fu proprio grazie a questi contatti che l’emiro di Abu Dhabi incontrò l’uomo d’affari pachistano Agha Hassan Abedi, divenendone grande amico e collaboratore sul piano economico-finanziario. Agha Hassan Abedi è il fondatore della BCCI, la Bank of Credit and Commerce International, più nota come Criminal Bank, per anni il più importante centro di “lavaggio” del denaro proveniente dal narcotraffico, utilizzata dalla CIA per la conduzione di operazioni clandestine a favore dell’ex alleato Saddam Hussein, del dittatore pakistano Mohammed Zia, della Contra nicaraguese e della resistenza islamica all’occupazione sovietica dell’Afghanistan. Fu proprio grazie all’amicizia con il potente emiro Zayed Al Nahyan, che la BCCI ebbe la possibilità di aprire tre filiali negli Emirati Arabi Uniti.
Il fervore religioso dell’ex capo di governo lo convinse a finanziare la realizzazione ad Abu Dhabi della più grande moschea del mondo, 500 mila metri quadrati di superficie. Il primo lotto dei lavori per un importo di 120 milioni di dollari, fu affidato nel 1996 a due imprese italiane, la Rizzani de Eccher di Udine ed Impregilo. Quest’ultima è oggi capofila della cordata general contractor per i lavori del Ponte di Messina. Attraverso la controllata Fisia Italimpianti, Impregilo ha pure realizzato ad Abu Dhabi sette dissalatori; recentemente ha sottoscritto con l’emirato un contratto per un nuovo dissalatore della capacità di cento milioni di galloni al giorno ed una centrale elettrica di 1.500 MW a Shuweihat, lungo la costa del Golfo Persico.
Ma non finiscono qua i flirt interessi italiani con Abu Dhabi. Nel luglio 2005, la maggiore società d’investimenti del governo, la Mubadala Development Company, ha acquisito il 5% del pacchetto azionario della prestigiosa scuderia automobilistica Ferrari, controllata in parte da Gemina-Fiat, al tempo maggiore azionista d’Impregilo. Successivamente è arrivato l’acquisto del 35% della Piaggio Aereo Industry, storico gruppo produttore di velivoli civili e militari. Mubadala è oggi uno dei maggiori partner internazioni del colosso dell’industria bellica statunitense Lockheed Martin.
Dopo l’automobilismo è arrivato il calcio. Dicevamo del Manchester City. Poi, a fine 2008, l’Abu Dhabi Sports Council, il ministero dello Sport nazionale, ha stipulato un accordo triennale con l’Inter Football Club di Milano per lo sviluppo del calcio giovanile nell’emirato e la formazione degli allenatori delle 5 squadre presenti sul suo territorio: Al Jazeera, Al Wahda, Al Ain, Baniyas, Al Dafra. È notizia di questi giorni il tentativo di scalata al Milan da parte dell’Abu Dhabi United Group for the Development and Investment.
Come se ciò non bastasse, ci sono le cointeressenze “indirette” in un’altra grande squadra del calcio italiano. L’Abu Dhabi Investment Authority possiede il 25% dell’Arab Banking Corporation (ABC), istituto finanziario d’eccellenza in Nord Africa e Medio oriente, con sede a Manama, Bahrain. Un altro 26% delle quote dell’ABC è in mano alla Central Bank of Lybia, la banca centrale dello stato nord africano. Partner strategico del governo di Gheddafi nell’implementazione del piano di privatizzazione di istituti finanziari ed imprese, l’Arab Banking Corporation detiene il 7,5% delle azioni della Juventus di Torino, più altri cospicui pacchetti di Unicredit, Fiat ed ENI.
Gheddafi è un altro leader arabo super corteggiato da Berlusconi & C. I capitali generati dall’export petrolifero fanno gola a banche, assicurazioni, società di costruzioni e produttori d’armi. E chissà che fanta-campionato ci aspetta con emiri e colonnelli a contendersi squadre, calciatori, allenatori e presidenti…
Antonio Mazzeo
fonte: a_mazzeo@yahoo.com
22:44 Scritto da: marcos1999 in Politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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