sabato, 31 gennaio 2009

TORTURA E GUERRA CONTRO I MAPUCHE NEL CILE DI MICHELLE BACHELET


 


Gennaro Carotenuto
(23 gennaio 2009)

Ad un anno dalla morte di Matías Catrileo, ammazzato dai carabinieri cileni il 3 gennaio 2008 e a 9 mesi dalla morte sotto tortura di Johnny Cariqueo, e con 32 prigionieri politici mapuche ancora nelle carceri cilene e oltre 50 casi di tortura documentati solo sotto il governo di Michelle Bachelet, l’impunità per i corpi dello Stato continua ad essere assoluta. Lo stato democratico continua a combattere contro gli indigeni del Sud una guerra al terrorismo fuori tempo e fuori luogo e continua a considerare la necessità vitale di recuperare le terre ancestrali come un crimine contro la sicurezza dello Stato.
“Recupero di terre ancestrali” è il crimine di tutti i 32 prigionieri politici mapuche nelle carceri cileni, condannati a pene detentive in molti casi sotto il capestro della legge anti-terrorismo in piena continuità con i tempi oscuri della dittatura di Augusto Pinochet.
Questa settimana è stato condannato a 5 anni di carcere per furto aggravato il dirigente mapuche Roberto Manquepi Vita. La sua colpa è stata aver recuperato erba dai pascoli comuni da sempre destinati ad usi civici dal suo popolo ma oggi occupato illegalmente da coloni privati. Altri per lo stesso “crimine”, sono stati più fortunati ed hanno evitato il carcere, ma hanno dovuto chiedere asilo politico sia in Argentina che in Svizzera. Il tutto continua ad avvenire in un contesto mediatico manipolato dove i militanti mapuche, che disarmati vanno a far fieno per il bestiame al quale altrimenti non saprebbero cosa dar da mangiare, vengono definiti “terroristi” dai media senza mai mettere in dubbio le accuse contro questi.
E quando riescono a bucare il cono d’ombra dei media che li criminalizzano, come è il caso di Patricia Troncoso, che condusse uno sciopero della fame di 112 giorni un anno fa, immediatamente la luce si richiude. Oggi Patricia e i suoi compagni, per fortuna sopravvissuti, sono ancora in carcere e hanno ottenuto solo benefici minori. Con lei altri 31 mapuche sono detenuti nelle prigioni cilene e, nonostante siano accusati di crimini altrove considerati lievi, occupazione di terre, in qualche caso furto o incendio, la sistematica applicazione della legge anti-terrorismo causa l’applicazione di condanne gravi, quasi sempre superiori ai dieci anni di carcere.
Nonostante la società civile cilena sia silente, negli ultimi anni i mapuche riescono a beneficiare di avvocati prestigiosi, tra i quali l’ex-giudice Juan Guzman in grado di meglio difenderli anche se non sempre con buoni risultati. Lunga continua ad essere la lista delle violazioni di diritti umani contro i mapuche contro i quali 20 anni di democrazia sembrano passati invano. Si va dal tredicenne Patricio Queipul Millanao, sequestrato e torturato dai carabinieri, a molteplici altri casi di minori detenuti in carceri per adulti, picchiati con multiple fratture, all’uso sistematico della tortura, di vessazioni e di violenza fisica in un’ancestrale lotta per la terra dove lo Stato ha da tempo, dal tempo di Manuel Montt a metà ‘800, scelto di stare da una parte contro un’altra.

fonte www.gennarocarotenuto.it


20:24 Scritto da: marcos1999 in Politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

L’AMAZZONIA È IL CUORE DEL MONDO

 

 


Gennaro Carotenuto
(30 gennaio 2009)

A Belém, completamente ignorato dalla grande stampa, si svolge il Foro Sociale Mondiale. Andare nel delta del Rio delle Amazzoni, rispetto alla ritualità fondomonetarista incapace di ogni autocritica del Foro Economico Mondiale di Davos, è l’occasione per mettere al centro del dibattito che la salvezza dell’ambiente è anche l’unica maniera possibile di uscire dalla crisi.
Nel Foro Sociale Mondiale temi come il cambiamento climatico, la deforestazione, l’importanza delle fonti rinnovabili, la denuncia degli interessi delle multinazionali petrolifere e minerarie per la distruzione degli ecosistemi naturali e la necessità di salvaguardare questi ultimi sono al centro del dibattito e rappresentano un cambio totale di paradigma rispetto al discorso neoliberale dal quale neanche la crisi economica provocata dal neoliberismo stesso è riuscita a far discostare i potenti della terra.
In tutto ciò l’Amazzonia rappresenta sia una metastasi dell’utilizzo eco-incompatibile dell’ambiente e allo stesso tempo la più grande risorsa per disegnare un altro mondo eco-possibile.
L’Amazzonia è metastasi quando si pensa all’agroindustria che la sta mangiando pezzo a pezzo, distruggendo ogni 5 anni una porzione di foresta grande come l’Italia e che in vent’anni ha triplicato il numero di bovini che insistono sul territorio. “O i bovini o l’umanità” potrebbe essere lo slogan visto che per entrambi non c’è posto nel pianeta. E’ metastasi quando si studia che la deforestazione incide per i quattro quinti delle emissioni di gas serra del Brasile, entrato di gran carriera nella classifica dei più grandi inquinatori del pianeta.
E’ però la risorsa che può salvare il mondo quando si evidenzia che in Amazzonia scorre il 20% dell’acqua dolce del pianeta e che l’Amazzonia stessa assorbe e rigenera 50 volte quanto inquinano gli Stati Uniti in un anno. E’ risorsa quando si pensa alla biodiversità delle 40.000 specie diverse di piante e quasi 10.000 di animali che popolano il suo ecosistema insieme a 18 milioni di persone tra i quali si trovano 160 gruppi indigeni diversi.
La primazia della natura, della cultura e della società dell’Amazzonia, il più grande polmone verde del paese e del pianeta, viene rappresentata nel FSM di Belém in spettacoli, danze e rituali e viene difesa in dibattiti e conferenze.
Ovviamente non tutto è facile neanche nell’analisi e nella ricerca di soluzioni. Tra i guasti denunciati vi sono quelli del settore minerario, quello idroelettrico che ha inondato intere regioni, che soprattutto con la grande centrale idroelettrica di Tucuruí, cambia in peggio l’intero ecosistema. Il problema dell’energia idroelettrica è oggetto di intenso dibattito nel foro. Da una parte viene sostenuto come sia una delle forme di energia rinnovabile tra le meno conflittuali per l’ecosistema, dall’altra soprattutto le comunità indigene denunciano le estese inondazioni dei loro territori ancestrali e i cambiamenti provocati al loro stile di vita. In Brasile, e in Amazzonia, si concentrano alcune delle principali contraddizioni della nostra era. Forse il FSM non basta a risolverle, ma almeno a Belém, ci sono le idee, le risorse umane, le proposte, la buona volontà. A Davos, centinaia di struzzi in giaccia e cravatta mettono la testa sotto la sabbia (salvo pretendere dagli stati valanghe di aiuti) e dichiarano un imperterrito “business as usual”.

fonte www.gennarocarotenuto.it


20:23 Scritto da: marcos1999 in Politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Bolivia, approvata la nuova costituzione

Ansa - Lunedi 26 gennaio 2009

LA PAZ - Evo Morales ha vinto la sua scommessa: sulla base delle prime proiezioni relative all'80% dei voti, la nuova Costituzione di taglio 'indigenista' voluta con determinazione dal presidente della Bolivia ha ottenuto il 54,6% dei voti al referendum consultivo svoltosi ieri nel paese. Il progetto costituzionale promosso dal capo dello Stato si e' imposto, sempre secondo risultati non ufficiali, grazie al 'si'' al nuovo testo delle regioni andine, dove erano stati chiamati a votare 2,4 milioni di persone, su un totale di quasi 3,9 milioni. Come era previsto, si e' invece orientata per il 'no' la cosidetta zona della 'mezza luna' (Santa Cruz, Beni, Tarija, Pando), regioni autonomiste e anti-Morales. Quest'ultimo dato, ritenuto fondamentale per il futuro del Paese, conferma la polarizzazione della Bolivia in due grandi blocchi territoriali. Subito dopo la diffusione degli exit poll, che assegnavano a Morales una vittoria piu' netta (con il 60% ai 'si''), i simpatizzanti del presidente hanno iniziato a festeggiare nel centro della capitale, La Paz, in attesa di un messaggio del capo dello Stato, che si e' da parte sua recato al 'Palacio del Quemado', sede del governo.

Per quel che riguarda il secondo quesito sul quale i boliviani si sono espressi ieri, e cioe' quello chiave della riforma agraria, la maggioranza (tra il 62% e il 70%, secondo gli exit poll) si e' pronunciata affinche' le proprieta' delle terre abbiano una superficie non superiore ai cinquemila ettari. I votanti potevano infatti scegliere tra due opzioni, la prima relativa ad un massimo di cinquemila ettari, mentre nella seconda il massimo previsto della superficie era pari a diecimila ettari. Il nuovo testo costituzionale prevede ampi spazi alle comunita' 'aymara', 'quechua' e alle altre etnie del Paese e dovrebbe permettere, ha piu' volte sostenuto Morales, la ''rifondazione'' della nazione. La Costituzione e' orientata tra l'altro alla costruzione di uno Stato ''unitario sociale di diritto plurinazionale, libero, indipendente'', che dia ascolto ''alle richieste di tutti i movimenti sociali sull'educazione, la salute e la casa''. Le operazioni di voto si sono svolte senza incidenti, secondo quanto hanno confermato numerosi osservatori internazionali dell'Ue, dell'Organizzazione degli stati americani e di altri organismi. ''Con il voto odierno e' il popolo a decidere, ad approvare o rifiutare una nuova Costituzione. Prima questo tipo di riforme le decidevano i capi dei partiti'', aveva commentato Morales al momento di consegnare il proprio voto. Il presidente del Comitato civico di Santa Cruz, l'imprenditore Branko Marinkovic, tra i principali avversari politici di Morales, si e' detto sicuro del fatto che ci saranno frodi elettorali: ''non ci sono garanzie di un processo elettorale trasparente'', ha detto invitando il blocco del 'no' alla Costituzione a ''vigilare''.

20:18 Scritto da: marcos1999 in Politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

NO DAL MOLIN: EVENTI FEBBRAIO 2009 (http://www.nodalmolin.it/eventi_1.html)

Feb
03
Assemblea
21.00 al Presidio Permanente
 
Feb
02
Fiaccolata
20.30 (luogo da definire)
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Feb
02
Fiaccolata
20.30 da Porta S.Bortolo
 
Feb
01
Animazione per bambini
15.00 al Dal Molin
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Feb
01
Assemblea dei cittadini
21.00 al Dal Molin
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Feb
01
Conferenza pubblica sulla V.i.a.
18.00 al Dal Molin
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Feb
01
Inaugurazione Parco Pubblico
10.00 al Dal Molin
 

20:08 Scritto da: marcos1999 in Appuntamenti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Dal Molin Libero: valutazione impatto ambientale autogestita

»Il Governo, nella persona del commissario Costa, vorrebbe impedire che venga svolta la Valutazione di Impatto Ambientale sul progetto statunitense al Dal Molin. La Valutazione la faremo noi, autogestita, a partire da questo spazio che abbiamo liberato»: è, questa, la prima decisione assunta dall'assemblea [...]
 

»Il Governo, nella persona del commissario Costa, vorrebbe impedire che venga svolta la Valutazione di Impatto Ambientale sul progetto statunitense al Dal Molin. La Valutazione la faremo noi, autogestita, a partire da questo spazio che abbiamo liberato»: è, questa, la prima decisione assunta dall'assemblea in corso all'interno dell'aerea liberata, da questa mattina, da centinaia di cittadini. I presenti sono almeno 400, mentre per tutta la giornata c'è stato un via vai di donne e uomini che hanno portato sostegno, cibo e bevande.

Domani si svolgerà la prima assemblea tecnica pubblica e gli esperti che sostengono il Presidio Permanente illustreranno lo stato dei lavori iniziati qualche giorno fa da Cmc e Ccc. Poi, nei prossimi giorni, sarà allestito un Ufficio Tecnico dell'AltroComune che inizierà la valutazione di impatto ambientale autogestita.

»Quest'oggi – hanno commentato i No Dal Molin – non abbiamo soltanto liberato quest'area, abbiamo anche bloccato i lavori»: una quarantina di operai di Cmc e Ccc, infatti, sono stati frettolosamente portati via.

Sempre domani verrà riaperto il parco della pace, la zona in cui, nel settembre 2007, i No Dal Molin piantarono 150 alberelli; per lunedì sera, invece, è stata indetta una fiaccolata che partirà da Porta S. Bortolo alle 20.30 e arriverà agli hangar dei No Dal Molin. »La nostra lotta – hanno ricordato i cittadini – è appena all'inizio».


Presidio Permanente, Vicenza, 31 gennaio 2009.

 

Fonte: http://www.nodalmolin.it/comunicati/comunicati_261.html

20:01 Scritto da: marcos1999 in Politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Difendere Vicenza? Yes, we can

[...] L'area che gli statunitensi vorrebbero occupare e militarizzare, dunque, è stata liberata e da oggi, per la prima volta, è accessibile a tutti i cittadini. Nei giorni scorsi, del resto, i No Dal Molin erano stati chiari: se partiranno i lavori non staremo a guardare [...]

Segui la diretta su Global Project
Leggi e commenta l'articolo di Repubblica
Guarda il video di Sky Tg 24
 

Quando le forze dell'ordine si sono ritirate dall'aeroporto, tra i 400 No Dal Molin è partito, spontaneo, l'applauso; una prima, precaria vittoria per la città che, con il cuore prima ancora che con le unghie e con i denti sta difendendo il proprio territorio da quanti vogliono imporle una nuova base militare.

Era iniziato tutto alle 10 di questa mattina; una lunga colonna di auto in Via S. Antonino, donne e uomini che scendono dagli autoveicoli, tagliano le reti e prendono possesso di un'area dell'aeroporto; alcuni vanno sui tetti, altri appendono striscioni e cartelloni. La polizia, in pochi minuti si schiera e intima lo sgombero. Ma non ne hanno il diritto: l'Enac, per bocca della società incaricata della liquidazione, non lo ritiene utile. Le forze dell'ordine si ritirano, mentre i vicentini restano dentro al Dal Molin.

L'area che gli statunitensi vorrebbero occupare e militarizzare, dunque, è stata liberata e da oggi, per la prima volta, è accessibile a tutti i cittadini. Nei giorni scorsi, del resto, i No Dal Molin erano stati chiari: se partiranno i lavori non staremo a guardare. E così è stato: qualche giorno fa Cmc e Ccc, le ditte che hanno vinto l'appalto per il cantiere, avevano iniziato a demolire le strutture esistenti per far posto alle nuove caserme statunitensi; un avvio del cantiere illegale, innanzitutto perché la maggioranza della comunità locale è contraria a questo insediamento, poi perché nessuna Valutazione d'Impatto Ambientale è stata ancora realizzata nonostante la particolarità geologica e idrica dell'area.

Da oggi si apre una nuova fase della mobilitazione contro la nuova base militare statunitense; è quella della determinazione dei vicentini che, ingannati e trattati come sudditi dal commissario Costa e dal Governo, si riprendono la propria terra per difendere il proprio diritto alla parola e, soprattutto, il proprio diritto a costruirsi il futuro della città.

Questa sera all'interno del Dal Molin – ore 18.00 – si terrà la prima assemblea pubblica dei cittadini; domani verrà aperto il parco della pace e realizzato l'ufficio dell'Altrocomune per la Valutazione d'impatto ambientale. Abbiamo messo i piedi all'interno del Dal Molin, simbolo di coloro che vogliono difendere la democrazia e la terra per impedire la costruzione di una nuova base di guerra. Abbiamo riaperto la vicenda dopo che in tanti l'avevano frettolosamente dichiarata chiusa. Difendere Vicenza? Si può fare; perché il futuro è nelle nostre mani: ci hanno impedito di decidere attraverso la consultazione popolare, non potranno impedirci di difendere la nostra città.

Fonte: http://www.nodalmolin.it/notizie/notizie_7.html

19:57 Scritto da: marcos1999 in Politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

sabato, 10 gennaio 2009

APPELLO PER UNA ALTERNATIVA ENERGETICA SI' ALLE ENERGIE RINNOVABILI NO AL NUCLEARE

APPELLO PER UNA ALTERNATIVA ENERGETICA

SI ALLE ENERGIE RINNOVABILI

NO AL NUCLEARE

 

 

La decisione assunta dal Governo Berlusconi di procedere alla realizzazione di un

programma nucleare si presenta scientificamente inconsistente, molto costosa e

contraddice gli impegni europei.

Questa scelta contraddice il referendum popolare del 1987, che ha deciso l’uscita

dell’Italia dal nucleare e nessun sondaggio può sostituire il pronunciamento dei cittadini.

- L’energia nucleare non è abbondante: essa serve solo a produrre energia elettrica e

l’energia elettrica rappresenta nel mondo meno di un terzo del bilancio energetico.

Alla produzione di energia elettrica, l’energia nucleare fornisce un contributo pari al 15%,

a fronte del 66% rappresentato dai combustibili fossili come petrolio e carbone.

A questo ritmo di consumo, c’è uranio fissile – ci dice il rapporto congiunto del 2008

dell’AIEA e della NEA, Agenzia dell’OCSE – per 50-70 anni, a seconda che si tratti di risorse

“ragionevolmente assicurate” o di “risorse stimate”.

Se dunque si volesse almeno dimezzare la massiccia incidenza dei combustibili fossili,

bisognerebbe almeno triplicare in tempi rapidi la percentuale nucleare: ci scanneremmo

per l’uranio come ci scanniamo per il petrolio che è all’origine di tanti conflitti.

- L’energia nucleare non è pulita: dosi comunque piccole di radiazioni, sommandosi al

fondo naturale di radioattività, possono causare eventi sanitari gravi (tumori, leucemie,

effetti sulle generazioni future) ai lavoratori e alle popolazioni, nel funzionamento

“normale” degli impianti e, ovviamente, nel caso di incidenti.

Resta irrisolto il problema dei rifiuti radioattivi, materia tuttora di ricerca, dopo il fallimento

della prospettiva di utilizzare strutture saline. E quanto ai cambiamenti climatici, anche un

raddoppio – invero improbabile - dei reattori oggi esistenti nel mondo darebbe un

contributo insignificante alla riduzione della concentrazione di anidride carbonica.

- L’energia nucleare non è a basso costo: la complessità del ciclo del combustibile, i

dispositivi sempre più impegnativi per mitigare l’impatto sanitario degli impianti sono alla

base della lievitazione del costo dell’energia prodotta e della situazione di stallo nei paesi

più avanzati, che pure avevano perseguito con decisione nel passato questa produzione

di energia anche per l’intreccio essenziale con la produzione degli armamenti nucleari.

Oggi, mentre il costo del kWh nucleare continua a crescere, i costi delle fonti rinnovabili

diminuiscono ogni anno e la loro diffusione cresce in modo esponenziale. I costi di alcune

fonti energetiche rinnovabili sono già oggi del tutto paragonabili alle altre, nucleare in

testa.

 

- Si aggiunge a ciò il rischio di proliferazione – certificato nel 1980, per qualsiasi ciclo del

combustibile nucleare, dallo studio INFCE delle Nazioni Unite - e di terrorismo.

Il Governo vuole introdurre il nucleare ad ogni costo, imponendolo alle popolazioni, ai

Comuni, alle Regioni prevedendo per legge una gestione autoritaria delle procedure,

militarizzando la localizzazione delle strutture nucleari, costituendo un’Agenzia per la

Sicurezza sotto il suo stretto controllo politico e quindi mettendola nell’impossibilità di

tutelare la salute e l’ambiente con la necessaria indipendenza.

- E’ per ridurre i rischi, per migliorare il rendimento dell’uranio o adottare altri combustibili,

e soprattutto per ridurre i costi, che si lavora all’obiettivo di reattori di IV generazione, ma

la loro realizzazione ha bisogno di tempo, mentre i reattori oggi disponibili (III generazione)

non danno garanzie adeguate e per di più il Governo prevede anche l’utilizzo di reattori

vecchi fino a 10 anni.

- Il programma nucleare del Governo punta a sostituire per il 2020 il 25% dell’energia

elettrica, che è meno di un terzo dei nostri consumi di energia.

Per contro, l’Italia è tenuta, con la decisione assunta nell’ambito della UE nel 2007, a

conseguire entro il 2020 la copertura del 20% dei consumi di tutta l’energia con le fonti

rinnovabili e il taglio del 20% dei consumi di energia, coprendo con il gas le esigenze della

transizione.

Noi siamo con l’Europa e vogliamo impegnare l’Italia in questa direzione importante per

la salute e per l’ambiente, per le imprese e per l’occupazione, come già sta avvenendo

in Germania, in Spagna, in Danimarca e ora nella stessa Francia. Le due prospettive – del

Governo e dell’Europa – non sono tra loro compatibili.

Per questo abbiamo costituito il Comitato per un’alternativa energetica al nucleare.

Per questo chiediamo al Governo di ripensarci, al parlamento di non approvare la legge

che, insieme alla legge 133/08, autorizzerebbe in via definitiva l’introduzione del nucleare

in Italia, ai cittadini di mobilitarsi contro questa prospettiva, di costituire comitati locali di

iniziativa ovunque è possibile.

 

I promotori dell'appello

Mario Agostinelli, Vittorio Agnoletto, Mario Albanesi, Fabio Alberti, Giuseppe Amari, Marcello Amendola, Antonio Amoroso, Valentina Araldi, Franco Arqada, Alessandro Baldussi, Fulvia Bandoli, Angelo Baracca, Andrea  Baranes, Vittorio Bardi, Paola Barassi, Katia Bellillo, Giovanni Bellini, Natale Belosi, Paolo Berdini, Giorgio Beretta, Giovanni Berlinguer, Maddalena Berrino, Marco Bersani, Massimo Binci, Elio Bonfanti, Massimo Bongiovanni, Roberto Brambilla, Giorgio Braschi, Antonio Bruni, Mauro Bulgarelli, Paolo Cacciari, Paolo Cagna Ninchi, Luisa Calimani, Alberto Calza Bini, Valerio Calzolaio, Maria Campese, Elisa Cancellieri, Sergio Caserta,  Antonio Canu, Luisella Caria, Gianni Cabinato, Mario Carucci, Bruno Ceccarelli, Carlo Cellamare, Paolo Cento, Franco Chiaramonte, Giuseppe Chiarante, Angelo Chiattella, Lilia Chini, Giuseppe Ciliberto, Marcello Cini, Paolo Ciofi, Nicola Cipolla, Tullio Cipriano, Lisa Clark, Flavio Conti, Elisa Corridoni, Giorgio Cremaschi, Alberto Deambrogio, Walter De Cesaris, Paolo De Marchi, Loredana De Petris, G.Carlo Desiderati, Sandro Del Fattore, Paolo Del Vecchio, Tana De Zulueta, Valeria Di Blasio, Pino Di Maula, Piero Di Siena, Pippo Di Falco, Raffaele Decimo, Angelo Diciotti, Anna Donati, Antonio Faggioli, Franco Ferretti, Lodovico Ferrone, Alessandra Filabozzi, Antonio Filippi, Domenico Fininguerra, Dario Fo, Pietro Folena, Antonio Fiascone, Primo Galdelli, Giuseppe Gavioli, Sergio Gentili, Alfonso Gianni, Roberto Gili, Giovanna Giorgetti, Giampiero Godio, Alfiero Grandi, Pietro Greco, Umberto Guidoni, Margherita Hack, Maria Dolores Lai, Nicoletta La Gioia, Giorgio Lion, Mirko Lombardi, Michele Losappio, Simone LoSavio, Simonetta Lombardo, Anna Luise, Ombretta Luongo, Walter Mancini, Nicoletta Marietti, Giuliano Martinetti, Dionisio Masella, Gianni Mattioli, Ugo Mazza, Giorgio Mele, Paolo Menichetti, Roberto Meregalli, Massimo Mezzetti, Maria Pia Montesi, Sandro Morelli, Roberto Musacchio, Maurizio Mugolino, Gianni Naggi, Antonella Nappi, Alfonso Navarra, Amalia Navoni, Giorgio Nebbia, Luca Nencini, Nicola Nicolosi, Alfio Nicotra,  Ferruccio Nobili, Corrado Oddi, Giovanni Oliva, Stefano Oriano, Michela Ottavi, Moni Ovadia, Elio Pagani, Manuela Palermi, Gianni Palumbo, Milena Pari, Giorgio Parisi, Renato Patrito, G.Paolo Patta, Dijana Pavlovic, Corrado Perna, Ciro Pesacane, Graziano Pestoni, Paolo Pietrangeli, Tommaso Pirozzi, Silvana Pisa, Carlo Podda, Giuseppe Pinna, Franca Rame, Carla Ravaioli, Francesca Redavid, Simona Ricotti, Giovanna Ricoveri, Giorgio Riolo, Natale Ripamonti, Elio Romano, Franco Russo, Mario Sai, Nanni Salio, J.Claude Saroufin, Vittorio Sartogo, Massimo Scalia, Enzo Scandurra, Tomas Schmid, Giorgio Schultze, Massimo Serafini, Monica Sgherri, Gianni Silvestrini, Massimiliano Smeriglio, Tommaso Sodano, Pietro Soldini, Morando Soffritti, Pier Luigi Sostaro, P.Luigi Sullo, P.Giorgio Tiboni, Massimo Torelli, Aldo Tortorella, Massimo Totorelli, Gabriele Trama, Claudio Treves,  Lucio Triolo, Pierattilio Tronconi, Anita Uccheddu, Jacopo Venier, Francesco Vignarca,  Vincenzo Vita, Alberto Vitali, Alex Zanotelli, Angelo Zola, Umberto Zona

Per aderire:

http://www.oltreilnucleare.it/index.php?option=com_petitions&view=petition&id=22&Itemi

d=86

inviate una mail a

oppure adesioni@oltreilnucleare.it

Per informazioni

info@oltreilnucleare.it

11:34 Scritto da: marcos1999 in Energia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

sabato, 03 gennaio 2009

Lettera da Gerusalemme: batture conclusive.

Pubblichiamo qui di seguito la risposta della interlocutrice precedente in merito alla vicenda di Gaza e la ns replica conclusiva.

 

 

  "Gentilissimo Yvan,  
 In linea di principio io sono assolutamente d'accordo con te,anche se 
 la realtà storica é stata e continua ad essere totalmente diversa:  
 stiamo parlando di un Paese, Israele, che aveva offerto ad un altro popolo  
 non solo Gaza, ma la possibilità che le due fazioni in cui sono divisi i  
 palestinesi si unificassero sotto Al Fatah, abbandonassero la lotta armata  
 e si arrivasse ad un processo di pace, tanto auspicato da tutti. 
 Nel gennaio del 2006 Hamas ha vinto le elezioni a Gaza, nel giugno del  
 2007 ha rotto l'accordo con  Al  Fatah. 
 Hamas è fortemente legato all'Iran di Ahmadinejad : Il punto 7 della Carta 
 di Hamas propugna la distruzione di Israele e lo sterminio degli ebrei, 
 come ho già scritto. 
 Al punto 13 la guerra santa. 
 Abu Mazen  stesso ha implorato Hamas di non interrompere il cessate  
 il fuoco . 
 L'Egitto fa trapelare l'esistenza di un piano Iran -Hamas-  Fratelli 
 Musulmani . 
 Di questo accordo hanno il terrore anche tanti Stati  musulmani che  
 infatti ora tacciono ( ti assicuro che è inusuale ) 
 Se ti ricordi , Israele non reagì  quando venne bombardato nel 1991, 
 seppur estraneo alla Guerra del Golfo,  ma ora gli scenari sono cambiati. 
 Dietro Gaza ora c'è l'Iran. Gaza  è un arsenale e Israele non può 
 permettersi di scomparire sotto i suoi missili sempre più potenti . 
 Davanti non c'è un nemico con cui puoi trattare, ma cercare di  
 difenderti. 
 Noi possiamo riflettere "obiettivamente" come dici tu, 
 malauguratamente il Medio Oriente non è questo. 
 Hai davanti fanatici che non esitano ad educare all'odio  
 generazioni di bambini , che mandano i  propri figli a farsi  
 esplodere imbottiti di tritolo. 
 Cosa puoi fare se non reagire e difenderti? 
 Il loro obiettivo non è la pace, ma la distruzione degli Ebrei  
 (cioè non solo quelli che abitano in Israele):  
 i moderati, coloro che vorrebbero la pace sono in genere eliminati 
 -politicamente o di fatto... 
 A volte non puoi fare altro che reagire, se ti vogliono eliminare... 
 Per sconfiggere il nazismo c'è voluta una guerra con milioni di morti, 
 evidentemente le ideologie criminali che prevedono la distruzione altrui  
 sono dure a morire e vanno combattute 
 Cordialmente"  
     
     
  Ns replica:  
     
" Gentile....

 

Ti avevo pregato di evitare di polemizzare ulteriormente su chi ha ragione o torto, ma purtroppo il mio messaggio non è stato pienamente recepito.
Comunque, la realtà storica è molto più complessa di quanto da te descritta e rimane soggetta a molteplici chiavi di lettura. Generalizzare è una cattiva abitudine di noi Occidentali che ha provocato danni e disastri innumerevoli in tutto il mondo. Sarebbe forse il caso di cominciare a pensare il mondo in modo un pò diverso. Non credi?
Ti inviterei pertanto a leggere con spirito molto più critico e distaccato quanto riportato dai media e scritti occidentali.
Ricordati poi che il fanatismo non è solo una esclusiva del mondo arabo, ma che purtroppo esso è presente anche in Israele ed in Occidente.
In quanto ad affermare che dietro Gaza ci sta l'Iran, ci andrei piano con una simile affermazione (appunto una generalizzazione pericolosa, quanto assurda) e tieni sempre presente che vi sono interessi anche occidentali legati al mantenimento di una tensione costante in quella regione.
In quanto al nazismo, esso poteva essere stroncato fin dalla sua ascesa, però la corsa agli armamenti che promosse fu l'ancora di salvezza che permise al capitalismo di uscire dalla terribile crisi in cui era sprofondato. Quindi fu l'interesse ipocrita di tutti che fece che questo fenomeno crescesse, portando il mondo alla catastrofe della Seconda Guerra Mondiale.
A dimostrazione di quanto dico, ti ricordo che quando vogliono, i grandi poteri politicofinanziari internazionali sono in grado di rovesciare i regimi politici che non ritengono idonei ai loro interessi: vedi il caso del colpo di stato militare in Cile nel 1973 (che rovesciò un governo progressista eletto democraticamente) o la vicenda Mossadegh in Iran all'inizio degli anni '50.
Quindi, ti invito nuovamente a superare inutili polemiche e luoghi comuni per discutere di aspetti più costruttivi riguardo a questa tragica vicenda.
Grazie fin d'ora e salutoni.

Yvan

     

 

 

     

15:25 Scritto da: marcos1999 in Politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

giovedì, 01 gennaio 2009

Nostro intervento su "Lettera da Gerusalemme"

Ecco la ns replica alla autrice dell'intervento precedente:

"La lettera inviata non voleva certo essere una difesa ad oltranza di Hamas.
Chi ricorre alla violenza ha sempre torto.
Quindi sia Israele che Hamas stanno sbagliando.
In quanto alla difesa ad oltranza di Israele da parte della tua amica, le ricordo che sono innumerevoli le risoluzioni ONU che questo paese ha violato grazie all'appoggio del veto americano.
Risoluzioni che lo invitavano ad abandonare i territori occupati senza averne alcun diritto, che lo invitavano a promuovere una reale politica di pacificazione con i palestinesi (e non di semplice occupazione).
L'elenco di tutti gli atti violenti realizzati dai Palestinesi potrebbe essere completato da quelli (e purtroppo non sono pochi!) realizzati da Israele.
E poi (ed io lo so bene) lo sfogo di Marghouthi era giustificato, perché la stragrande maggioranza dei media occidentali appoggiano incondizionatamente Israele, senza cercare di vedere anche la versione palestinese. A dimostrazione di ciò, solo "Il Manifesto" ha pubblicato il suo articolo.
Ricordiamoci che gli Ebrei detengono leve di potere finanziario notevoli in Occidente ed in particolare in America e questo finora ha fatto la differenza in quella zona del mondo, sia sul piano mediatico che militare.
Quindi anziché stillare sterili elenchi di violenze perpetrate da ambo le parti, sarebbe forse il momento di guardare (finalmente) obiettivamente la situazione, evitando discorsi di bandiera destinati unicamente a dividere maggiormente i protagonisti di questa vicenda.
Andare oltre questa logica pro uno e contro l'altro, per arrivare ad unire i destini di due popoli che per troppo tempo sono stati contrapposti in modo assurdo.
Lo sfogo di Marghouthi, leggendolo tra le righe, vorrebbe proprio andare in questa direzione. E' un grido disperato per dire una volta per tutte: basta con questa politica del terrore e della violenza! Sia da parte di Hamas (le cui armi vengono fornite anche dagli USA), sia da parte di Israele.
Un primo passo di Israele in questo senso, sarebbe quello di collaborare veramente con l'ANP per arrivare ad un negoziato concreto con Hamas, anziché ridurre la propria politica ad una replica guerrafondaia senza fine, senza prospettive e distruttiva per tutti gli esseri umani della zona, Ebrei compresi!

 

Yvan Rettore - Gruppo Sociale Progressista

 

N.B.

Ricordo inoltre che la rivista "Limes" è stata denunciata varie volte da personaggi autorevoli del mondo della Stampa italiana ed internazionale per mancanza di obiettività nei suoi interventi.
In questo, "Repubblica" spesso non è stata da meno."

22:07 Scritto da: marcos1999 in Politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

Lettera da Gerusalemme

Pubblichiamo qui di seguito un intervento alla lettera di Marghouthi. Abbiamo occultato i nomi sia della destinataria che dell'autrice, per rispetto della legge sulla privacy.

 

Carissima....
in meritoa quanto mi hai inviato ,voglio esprimere anche io il mio modesto pensiero su ciò che sta accadendo a Gaza e che l'ex ministro ha omesso nella sua lettera tanto lacrimevole ,ma lacunosa ed inesatta sugli aspetti storici .
Perché si è arrivati a questo?
I più dei 7000 razzi che da anni piovono su Israele ( e non da basi militari,ma da scuole,abitazioni private,ospedali ..) forse all'inizio potevano essere "di latta",ma ora sono migliorati non poco, visto che possono colpire a più di 40 km.,arrivando fino al principale porto di Israele: Asdhot.
Già nel 2006 (un anno dopo la cessione di Gaza) ne sono stati lanciati 1.726 ,nella quasi totale indifferenza dei media italiani: andateglielo a dire che sono "da poco "ai bambini delle scuole: è uno stillicidio continuo, per anni ...passare la mattina sotto il banco.

Su Gaza sono piovuti migliaia e migliaia di dollari, come mai si parla di povertà e fame?
Israele ha dato loro il territorio, acqua,elettricità e medicine: ha lasciato serre,edifici ed infrastrutture....
Cosa deve fare?
Sparire?
Chiediti perchè ,dopo tre anni e molte sovvenzioni, ci sono ancora i campi profughi a Gaza...
Perchè Barghouti non accenna alla lunga guerra tra i suoi e Hamas .?..
Va ricordato che Hamas ha come obiettivo l'eliminazione totale di ogni EBREO dalla faccia della terra ( ci aveva già provato qualcuno ),basta leggere il loro Statuto...non ci hanno ripensato.
E' troppo facile ascoltare una sola campana, quella di chi dipinge Israele come una bieca potenza militare e nucleare ( non certo la quarta)
Apri una cartina geografica e lo vedrai: lungo più o meno come la Puglia, attorniato da Stati che non lo riconoscono, non lo mettono sulle carte geografiche nelle loro scuole e non accettano il suo visto sul tuo passaporto se vuoi andar li a trovare ( unici trattati di pace: Egitto, Giordania)
.Nel suo punto più stretto è largo appena 13 Km.!
Se andassi in Israele ti accorgeresti che il famoso Muro non è altro che una barriera al 97% della sua estensione formata da una recinzione metallica; solo 20 km. sono in cemento: nei pressi dei centri abitati,dove è più probabile essere vittima di attentati.
Bisognerebbe vivere lì come ho fatto io, prima della barriera camminando lontano dai cestini dell'immondizia,( non si sa mai )coi sacchi alle finestre come a Ghilo,perquisita all'entrata del supermarket ..
Dall'esistenza della barriera e delle telecamere i morti israeliani sono calati da 1000 a "solo" 30 in un anno.
Il conflitto arabo -israeliano è un ginepraio, bisogna conoscere i fatti e non affidarsi solo a parole,molte delle quali non corrispondono al vero.
Se vuoi e approfondire la storia di Gaza,( che Israele ha evacuato nel 2005) potete andare sul sito di "Limes- rivista di geopolitica/ La repubblica" o su"Israele.net",
Scoprirai che fine hanno fatto le numerose donazioni del mondo a Gaza.
Potrei continuare,ma preferisco affidarti il messaggio del Presidente israeliano Shimon Peres, con allegata una scheda storica degli ultimi eventi.
Prova un po' a navigare su quei siti...
Poi rileggi la lettera che mi hai inviato .
Se credi,diffondi la mia.
Ti abbraccio (e ti aspetto)


29-12-2008
Peres: “Nessuna guerra più illogica di questa scatenata da Hamas”
Domenica mattina il presidente d’Israele Shimon Peres ha parlato ai mass-media della controffensiva anti-Hamas israeliana in corso nella striscia di Gaza e dei continui lanci di missili e razzi palestinesi sulla popolazione civile israeliana nel sud del paese.
 “In tutta la storia d’Israele – ha detto Peres – non ricordo una guerra così stupida e illogica come questa scatenata da Hamas. È una guerra folle, scatenata da gente che non è nemmeno in grado di spiegare il motivo o lo scopo per cui ci spara addosso. Siamo di fronte alla guerra più irrazionale di tutte, scatenata dai combattenti più irrazionali.
 La vicenda è semplice. Israele se n’è andato completamente dalla striscia di Gaza [nel 2005], per propria libera volontà e a caro prezzo. A Gaza non c’è più un singolo civile né un singolo militare israeliano, tutti i nostri insediamenti sono stati sgomberati, il che ha comportato un costo molto alto: fu necessario mobilitare 45.000 agenti di sicurezza per portar via da là i nostri concittadini, e spendemmo 2,5 miliardi di dollari. I valichi di frontiera vennero aperti, e a Gaza vennero fatto affluire fiumi di denaro. Proponemmo aiuti di ogni tipo: economici, medici eccetera. Fummo molto attenti a non mettere in difficoltà la vita della gente di Gaza.
 A tutt’oggi non ho ancora sentito una sola persona in grado di spiegarci in modo ragionevole perché mai da Gaza continuano a sparare missili contro Israele. Cosa vogliono ottenere? Cosa si aspettano, che noi non rispondiamo?
 Devo dire che il fatto veramente eccezionale, riguardo a Israele, è l’autocontrollo del suo esercito e l’unità della sua popolazione. Le forze armate hanno pazientato e pazientato ancora. I palestinesi chiesero un cessate-il-fuoco e noi accettammo. Poi loro stessi lo hanno infranto, e di nuovo nessuno ha potuto capire perché. Finché si è arrivati a un punto in cui non avevamo più altra scelta se non reagire per cercare di porre fine a tutto questo.
 L’operazione è stata attentamente studiata e le forze armate si sono fedelmente attenute ai loro principi, vale a dire: essere precise nel mirare agli obiettivi militari e attente a non colpire i civili. Ma si trovano di fronte a un dilemma, perché molti arsenali di Hamas sono stoccati dentro case private. Abbiamo persino contattato i proprietari di quelle case, la gente che vi abita, per dire loro di disfarsi di quelle armi, di allontanarsi in tempo.
 Non è possibile vivere sotto i missili e le bombe: è nostro dovere preciso agire contro l’origine e la fonte di quei bombardamenti.
 Israele non ha mire su Gaza. Ce ne siamo andati per nostra libera scelta e non ci è mai venuto in mente di tornarci dentro: è storia passata. Ma non possiamo permettere che Gaza diventi una base di minaccia permanente per l’uccisione di bambini e di gente innocente in Israele, e per chissà quale motivo.
 Noi non proviamo alcun odio per la gente di Gaza. La loro sofferenza non ci dà nessuna soddisfazione. Al contrario, sappiamo che quanto migliore sarà la loro situazione, tanto migliori saranno i rapporti coi nostri vicini.
 Hamas invoca l’aiuto del mondo arabo, ma la verità è che il mondo arabo deve chiedere conto a Hamas: se Hamas la smetterà, non vi sarà alcun bisogno di aiuto. Tutto può tornare alla normalità: valichi aperti, libertà economica, nessuna interferenza israeliana nelle vicissitudini di Gaza.
 Come nazione, siamo uniti e diamo pieno sostegno alle nostre forze armate, al modo in cui stanno agendo, alla loro moderazione, al loro discernimento e senso di responsabilità.
 Il vero vincitore deve essere la ragionevolezza,e la ragionevolezza conduce alla pace. Siamo estremamente determinati. Molti nostri bambini sono di nuovo nei rifugi. Noi vogliamo che loro e i bambini di Gaza possano vivere di nuovo liberamente all’aria aperta. Nessuno di noi desidera la guerra, ma in cima alle nostre priorità c'è la sicurezza per i nostri figli.
 Così stanno le cose – ha concluso Peres – e tutti cloro che ci chiedono di smettere di sparare devono rivolgersi altrove. Che si rivolgano a Hamas e chiedano a Hamas di cessare il fuoco: solo così non vi saranno più scontri”.
 
 (Da: imra.org.il, 28.12.08)
 
  
29/12/2008
Almeno 24 missili e 9 proiettili di mortaio palestinesi lanciati domenica da terroristi palestinesi della striscia di Gaza contro i centri abitati israeliani. Tre ordigni hanno raggiunto la regione di Ashdod (a pochi km da Tel Aviv), altri due si sono abbattuti ad Ashkelon.
29/12/2008
Nonostante la controffensiva anti-Hamas in corso, il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha autorizzato l’ingresso lunedì a Gaza di un centinaio di camion di cibo e medicine, più combustibile per la centrale elettrica e gas per uso domestico.
29/12/2008
Per la prima volta dopo un anno, le Forze di Difesa israeliane hanno schierato una batteria d’artiglieria vicino alla striscia di Gaza. I responsabili militari spiegano che dovrà appoggiare la fanteria in caso di offensiva di terra.
29/12/2008
La Commissione affari esteri e difesa della Knesset ha approvato domenica sera la richiesta del ministro della difesa Ehud Barak di mobilitare riservisti per una possibile offensiva di terra nella striscia di Gaza.
29/12/2008
“A coloro che dicono che le Forze di Difesa israeliane stanno perpetrando un massacro a Gaza rispondo che, se le forze israeliane volessero davvero fare un massacro, nella striscia di Gaza i morti non si conterebbero a centinaia ma a decine di migliaia”. Lo ha affermato Aaron Lerner, direttore di IMRA (Independent Media Review & Analysis). “La sola città di Gaza – ha spiegato Aaron Lerner – è piena di edifici stracolmi di civili che Israele potrebbe spianare dalla sera alla mattina con la sola artiglieria. Se questo fosse lo scopo, Israele non perderebbe tempo e denaro in attacchi aerei puntuali e mirati. Per dirla in parole semplici: quando Israele uccide con raid mirati alcune centinaia dei ventimila terroristi armati di Hamas, è semplicemente stupido affermare che vuole fare un massacro”.
29/12/2008
L’aviazione israeliana ha bombardato domenica sera una rete di 40 tunnel per il traffico di armi ed esplosivi lungo l’asse Philadelphia fra Egitto e striscia di Gaza.
29/12/2008
Nonostante la controffensiva anti-Hamas in corso, domenica Israele ha trasferito ai palestinesi 5 ambulanze offerte da Egitto, e 30 camion di beni umanitari.
29/12/2008
Le Forze di Difesa israeliane hanno dato istruzione agli abitanti di Yavne, Gedera e Beer Sheva di prepararsi a scendere nei rifugi. Queste città si trovano a 30-40 km dalla striscia di Gaza, ma domenica mattina alcuni missili palestinesi si sono abbattuti anche in questa regione.
29/12/2008
Forze aeree israeliane hanno effettuato domenica mattina una trentina di incursioni su obiettivi terroristici nella striscia di Gaza portando a 240 il numero delle incursioni dall’inizio della controffensiva anti-Hamas. 150 i missili e mortai palestinesi lanciati dall’inizio delle operazioni. Fonti locali parlano di 285 morti nelle strutture di Hamas colpite.
29/12/2008
La tv di Hamas ha ammesso domenica mattina che la grande maggioranza dei morti nella controffensiva israeliana sono miliziani armati di Hamas.
29/12/2008
Le Forze di Difesa israeliane avvertono che verranno bombardati “tutti gli edifici dove verranno individuati armi e missili”. Abitanti della striscia di Gaza hanno riferito che l’esercito israeliano diffonde questo messaggio per telefono.
29/12/2008
Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha dichiarato domenica che Hamas avrebbe potuto evitare l’attacco di Israele. “Avevamo detto loro: per favore, non sospendete la tregua, lasciate che prosegua. Così avremmo evitato ciò che è accaduto”, ha detto Abu Mazen al Cairo.
29/12/2008
Moderata soddisfazione a Gerusalemme per la reazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla controffensiva anti-Hamas a Gaza: il comunicato stampa del Consiglio di sicurezza non è una risoluzione, e contiene un invito alla moderazione simile a quelli lanciati dalla comunità internazionale che tuttavia capisce che Israele non poteva fare altro che reagire.
29/12/2008
Secondo il ministro degli esteri egiziano Ahmed Aboul Gheit, Hamas si rifiuta di evacuare i suoi feriti in Egitto: accusa il Cairo di averla ingannata sull’imminente controffensiva israeliana.
29/12/2008
Il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha invitato domenica i paesi arabi ad agire contro gli attacchi di Israele nella striscia di Gaza. “In un momento in cui Stati Uniti ed Europa sono in una situazione economica difficile – ha detto – abbiamo il denaro, il petrolio e il potere politico, e i nostri governi possono facilmente fermare l’aggressione contro di noi a Gaza”. Tuttavia, una fonte Hezbollah ha dichiarato domenica mattina che “Hezbollah non parteciperà alla battaglia e non aprirà un nuovo fronte con Israele”, spiegando che essa non ha alcun interesse ad affrontare le Forze di Difesa israeliane durante le operazioni nella striscia di Gaza.
29/12/2008
Una delegazione ad alto livello del ministero degli esteri israeliano si è incontrata domenica con rappresentati di UNSCO, UNRWA, WHO e Croce Rossa per stimare le necessità umanitarie della popolazione civile della striscia di Gaza e garantire l’ingresso degli aiuti indispensabili, soprattutto alimentari e sanitari.
29/12/2008
L’Autorità Palestinese è pronta a tornare nella striscia di Gaza e assumerne il controllo, se “Israele riuscirà a liberarsi del regime di Hamas”. “Siamo pronti a tornare a Gaza – ha detto un funzionario palestinese al Jerusalem Post – Crediamo che la gente sia stufa di Hamas e voglia vedere un nuovo governo”. Un altro funzionario ha fatto sapere che il partito Fatah, del presidente Mahmoud Abbas (Abu Mazen), ha dato istruzione ai suoi membri presenti a Gaza di tenersi pronti a tornare al potere. “Abbiamo un numero sufficiente di uomini nella striscia di Gaza pronti a riempire il vuoto di potere – ha aggiunto – Naturalmente tutto dipende da Israele, se riuscirà a liberarsi del regime di Hamas”.

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