martedì, 30 dicembre 2008
Pensiero su Gaza
Ramallah, 27 dicembre 2008.
E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l’elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto il resto?
E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa. La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili - e d’altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all’angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? - se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele? Se l’obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas. Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l’esercizio della democrazia - ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa. Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il coraggio di disertare - non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l’altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa - la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.
E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente - e ma come potrebbero mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo l’ennesima arma di distrazione di massa per l’opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti, come - testuale - gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra non una questione di cortesia. E se Annapolis è un processo di pace, mentre l’unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti allargati - perché allora non è processo di pace la proposta saudita? La fine dell’occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione? Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall’altro lato del Muro?
Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l’indifferenza. Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita - solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei, americani e anche gli arabi - perché dove è finita la sovranità egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell’aria, come sugheri sull’acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola?, una clinica forse? delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori - no, sarebbe antisemita. Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant’anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati? Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull’ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l’esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l’altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.
So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo apartheid - e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l’ennesimo collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori. La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni. Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?
Mustafa Barghouthi
staff MP mustafa barghouthi
00972 54 2463701
15:19 Scritto da: marcos1999 in Politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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mercoledì, 17 dicembre 2008
AZIONE URGENTE: Colombia - Brutale attentato contro leader indigena
ASUD
INFORMA
AZIONE URGENTE: Colombia - Brutale attentato contro leader indigena
All'alba di stamattina a San Pedro, nel Cauca, l'esercito colombiano ha compiuto un brutale attentato contro la vettura di Aida Quilcuè,
Consigliera Maggiore del Consiglio Indigeno Regionale del Cauca - CRIC
sparando 17 colpi di arma da fuoco contro l'auto. La leader indigena si
è salvata per miracolo ma è rimasto ucciso nell'attentato suo marito Edwin Legarda.
Si tratta di un attentato brutale compiuto dall'esercito colombiano
con la chiara intenzione di reprimere la protesta sociale che sta
montando in Colombia negli ultimi mesi uccidendo in maniera selettiva i
leader più rappresentativi. L'attentato dimostra come sia pratica
usuale dell'esecutivo di Uribe il ricorso all'omicidio politico, ai
massacri, alle sparizioni forzate per soffocare ogni voce di protesta,
in particolare se si considera che il CRIC è stato uno dei protagonisti
delle straordinarie mobilitazioni indigene che hanno percorso la
Colombia da settembre a questa parte per contestare le politiche del
governo e l'imposizione dei trattati di libero commercio e difendere i
diritti dei popoli alla terra e all'autodeterminazi one.
Alleghiamo il comunicato della ONIC - Organizzazione nazionale Indigena di Colombia e la testimonianza inviata dalla Colombia da Simone Bruno.
Allo stesso tempo, lanciamo un appello alla società civile ed alle organizzazioni ed istituzioni italiane chiedendo:
- di inviare lettere di solidarietà firmate indirizzate ad Aida Quilcuè, al CRIC e alla ONIC agli indirizzi mail consejeria@cric- colombia. org, info@cric-colombia. org e mision@onic. org.co con il testo "Expresamos nuestro dolor y cercanìa a la compañera Aida Quilcuè
y a los compañeros y compañeras indigenas de Colombia y del Cauca para
la continua agresiòn cometida por el estado y las fuerzas armadas en
contra de su derecho a la libertad, a la vida y a expresar sus
opiniones y su oposicion pacifica al regimen de violencia, terror y
impunidad que vive Colombia. Condemnamos la actitud criminal del estado
colombiano y pedimos que se haga justicia para todas las victimas del
conflicto en Colombia, en particular por cuantos pagaron con la vida su
compromiso en defensa de los derechos de los pueblos y de la Madre
Tierra".
- di sostenere i Progetti di A Sud in appoggio alle comunità resistenti colombiane
Emergenza Nukak
Cena di solidarietà - 21 dicembre
- di inviare il seguente testo firmato con nome, cognome,
organizzazione di appartenenza (se del caso) agli indirizzi:
Ambasciatore colombiano in Italia: eroma@cancilleria. gov.co
Ministro degli Affari Esteri del Governo italiano: segr-co@cert. esteri.it,
Foro Permanente dell' Onu sulle Questioni Indigene: indigenouspermanent forum@un. org
Testo della lettera:
oggetto: AZIONE URGENTE - COLOMBIA. GRAVE ATTENTATO CONTRO LEADER INDIGENA
italiano-
E' con immenso dolore ed indignazione che riceviamo la notizia del brutale attentato commesso dall'esercito
colombiano contro Aida Quilcuè, Consigliera Maggiore del Consiglio
Regional Indigeno di Colombia - CRIC, che ha causato la morte di suo
marito Edwin Legarda. Esprimendo la nostra solidarietà a Aida Quilcuè,
al CRIC e alla ONIC - Organizzazione Nazionale Indigena di Colombia -
condanniamo con forza e la brutalità dell'attentato e i comportamenti
criminali del governo di Uribe che continua a credere che la protesta
sociale possa essere sedata con il sangue.
Condanniamo
ogni forma di violenza e di repressione poste in atto dalle forze
armate e dal governo colombiano contro le mobilitazioni sociali. Allo
stesso tempo esprimiamo la nostra indignazione per le continue minacce,
il clima di terrore, i continui massacri commessi contro i popoli
indigeni della Colombia. Denunciamo a livello internazionale la
disastrosa situazione di violazione dei diritti umani, mantenuto in
Colombia dalle alte sfere di potere.
Chiediamo
alla comunità internazionale, all'Unione Europea e al Governo Italiano
di esercitare pressioni sul governo colombiano affinchè cessi di
reprimere le proteste sociali e di ricorrere all'eliminazione fisica di
tutti coloro che in Colombia continuano elevano voci di dissenso e
lavorano per costruire un mondo diverso.
Esigiamo
che il governo colombiano indaghi rapidamente sull'attentato di oggi e
provveda a fare piena luce sull'uccisione di Edwin Legarda, garantendo
al contempo protezione a tutti i dirigenti sociali ed indigeni della
Colombia ed in particolare del Cauca.
firma
spagnolo-
Es
con inmenso dolor y indignacion que recibimos la noticia del brutal
atentado cometido por el ejercito colombiano en contra de la Consejera
Mayor del Consejo Regional Indigena de Colombia - Cric - Aida Quilcuè,
que causò el asesinado de su compañero Edwin Legarda. Expresando
nuestra solidariedad a la compañera Aida Quilcuè, al CRIC y a la ONIC -
Organizacion Nacional Indigena de Colombia, tambien condemnamos con
fuerza y a todos los niveles la brutalidad del atentado y la actitud
criminal del gobierno de Uribe que sigue creyendo que la protesta
social se puede silenciar en la sangre.
Condemnamos
todas formas de violencia y de represion en contra de las
movilizaciones sociales puestas en acto por las fuerzas armadas y el
gobierno de Colombia. Al mimso tiempo expresamos nuestra indignación
por las continuas amenazas, el clima de terror, las continuas masacres
a las que están sometidas los pueblos indigenas de Colombia.
Denunciamos a nivel internacional la desastrosa situación de violación
de los derechos humanos que vive el pueblo colombiano y en particular
los pueblos indigenas. Denunciamos el estado de impunidad y terror
implantado y mantenido en Colombia desde altas esferas del poder.
Pedimos
a la comunidad internacional, a la Union Europea y al Gobierno italiano
de presionar el gobierno colombiano para que acabe con la represion y
la eliminacion fisica de todos aquelos que en Colombia siguen
intentando construir un mundo para todos y todas.
Exigimos
que el gobierno colombiano indague inmediatamente lo acontecido y haga
justicia por el vil asesinato del compañero Edwin Legarda,
garantizando así mismo la vida y el territorio de los todos los
dirigentes indigenas y sociales de Colombia y en particolar del Cauca.
firma
info e contatti: maricadipierri@ asud.net
23:08 Scritto da: marcos1999 in Politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Pétition de soutien au journaliste iraquien Mountazer al-Zaidi
Pétition de soutien au journaliste iraquien Mountazer al-Zaidi
Une pétition vient d'être lancée pour dire non à la répression contre le
journaliste irakien, Montather Al-Zaidi, qui a lancé ses chaussures à
Georges Bush à l'occasion d'une conférence de presse
Cette pétition qui souhaite réunir 100.000 signatures sera transmise à
l'Ambassade d'Irak aux Etats-Unis, à Amnesty International et à Human Rights
Watch (à l'inititative de Haithem El-Zabri).
Elle indique que nous nous solidarisons avec ce geste qui symbolise le
sentiment de beaucoup de gens non seulement en Irak mais dans le monde
entier, à l'égard de la politique de l'administration Bush, de ses
agressions contre des peuples innocents, et du chaos qu'elle provoque dans
de nombreuses régions.
Merci par avance de la lire et de la signer à l'adresse suivante :
http://www.thepetit ionsite.com/ 9/in-support- of-the-iraqi- shoe-throwing- journalist
Bien cordialement,
Rola YAHYA
33 6 20 93 16 65
22:59 Scritto da: marcos1999 in Politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Dal Molin: La Commissione Europea smentisce le autorità italiane: mai detto che la VIA non é necessaria
Comunicato stampa di Roberto Musacchio, Luisa Morgantini,Umberto Guidoni,
Vittorio Agnoletto, Giusto Catania, Vincenzo Aita
Dal Molin: La Commissione Europea smentisce le autorità italiane: mai detto
che la VIA non é necessaria
Strasburgo 17/12/08 - La Commissione europea non ha minimamente escluso
l'esigenza per l'installazione proposta (Dal Molin) di effettuare la VIA
(Valutazione d'Impatto Ambientale). La Commissione puntualizza che "non ha
motivo di ritenere che, per tale progetto, l'Italia non abbia intenzione di
applicare correttamente la normativa ambientale comunitaria e in particolare
la direttiva VIA". Bruxelles ricorda che in base a tale direttiva " prima
del rilascio dell'autorizzazione , è necessario svolgere una valutazione
dell'impatto sull'ambiente dei progetti per i quali si prevede un notevole
impatto ambientale". Si conclude infine che "anche qualora occorresse
applicare la direttiva VIA, alla Commissione non risulta sia stata
rilasciata l'autorizzazione per questo progetto".
Tutto ciò deve far riflettere le autorità italiane e il Commissario che
hanno sempre dichiarato che la VIA non era necessaria, ma la Commissione
Europea dichiara addirittura di non essere mai stata interpellata sull'avvio
dei lavori.
22:57 Scritto da: marcos1999 in Politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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