venerdì, 28 novembre 2008

Nel silenzio generale, Berlusconi privatizza l'acqua

Nel silenzio generale, Berlusconi privatizza l'acqua







di Alessio Marri - Megachip
26/11/08
“Ferma restando la proprietà pubblica delle reti (idriche ndr), la loro
gestione può essere affidata a soggetti privati”. È il 6 agosto 2008, il
governo Berlusconi, approvando la legge di conversione n°133  “recante
disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la
competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione
tributaria”, sancisce di fatto la privatizzazione dell'acqua pubblica. O
meglio ancora, introduce la possibilità per gli enti privati, che ne
assumeranno l'incarico, di gestire e controllare beni primari di servizio
pubblico. L'acqua su tutte.


Cambiano le parole, si nascondono i significati, ma la sostanza non cambia:
l'acqua in Italia è stata privatizzata. Da diritto acquisito diventa merce,
prodotto commerciale soggetto alle regole del mercato. Lo stesso sistema che
solo nell'ultimo anno si è dimostrato pronto a implodere su sé stesso, con
fallimenti a catena di banche e assicurazioni.
Il decreto legge n°133, voluto fortemente dal ministro dell'Economia Giulio
Tremonti, parla chiaro: si interviene “al fine di favorire la più ampia
diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di
libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati
alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonché di
garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità
dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni”.
Eppure, dopo un rapido sguardo alle esperienze cosiddette “pilota” della
provincia di Latina, sorgono non pochi dubbi proprio sulle garanzie di
accesso al servizio.
In città come Aprilia, comune che ha sposato il progetto di privatizzazione
dell'acqua già da diversi anni, si è assistito a un processo rapido e
febbrile di innalzamento vertiginoso dei costi delle tariffe (+ 300%).
E non solo.
Si è instaurata infatti una nuova procedura per tutti coloro che, per
necessità o per scelta, non possono permettersi i costi aggiuntivi imposti
da AcquaLatina, società ormai sotto il controllo della multinazionale
Veolia, che ne possiede il 46,5% delle azioni. Esattamente come nel terzo
mondo, vigilantes e forze dell'ordine sono assoldati per rimuovere contatori
e bloccare rubinetti. Ma non basta. Nel territorio pontino, oltre agli
aumenti sconsiderati delle bollette, si è registrato un drammatico
scadimento della qualità dell'acqua: nel 2005, ad esempio, a Cisterna sono
stati riscontrati tassi di arsenico pari a 200 microgrammi per litro, oltre
il 70% del volume idrico disperso o non giunto a fatturazione.
Nella storia recente un caso limite sul fronte della privatizzazione
dell'acqua è avvenuto in Bolivia nei primi anni del nuovo millennio. A
seguito dei debiti contratti dai prestiti-killer della Banca Mondiale per lo
Sviluppo, il governo boliviano fu costretto a svendere nelle mani di
corporation americane le risorse petrolifere, la compagnia aerea di
bandiera, le ferrovie e la gestione dell'energia elettrica. Le risorse
idriche vennero date in concessione alla Bechtel Corporation di San
Francisco. Il contratto prevedeva la proibizione di far propria l'acqua
piovana, anch'essa per assurdo era divenuta proprietà e patrimonio della
multinazionale californiana. Per i debitori era persino contemplata la
confisca dell'abitazione. Nell'aprile del 2000 la popolazione locale
sfiancata dall'impossibilità di sopportare le nuove tariffe imposte, si
ribellò. Nonostante una repressione violentissima che costò la vita a sei
persone, tra cui due bambini, e centinaia di feriti provocati dal governo
schierato a difesa degli interessi della corporation, l'esercito e la
polizia rientrarono nelle caserme e il popolo boliviano riuscì a riprendere
il controllo dell'acqua.
In Italia è solo questione di tempo. Nei giorni scorsi, tra l'indifferenza
generalizzata dei media italiani, un secondo forum dei movimenti dell'acqua
è stato organizzato per ridare vigore alla battaglia di questo fondamentale
bene comune.
Nel 2006 più di quattrocento mila firme furono raccolte a sostegno della
legge d'iniziativa popolare che vede come primo punto il riconoscimento
dell'acqua come “diritto inalienabile ed inviolabile della persona”. Ma la
sensazione forte è che la straordinaria raccolta firme sia già stata
oscurata. Con un semplice colpo di spugna. Seguendo il manuale del “buon
governo” che approva leggi impopolari e antidemocratiche proprio quando
imperversa l'afa estiva e l'attenzione della stampa è rivolta altrove.






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13:01 Scritto da: marcos1999 in Ambiente | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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