giovedì, 31 luglio 2008

Lodo Alfano,Italia dei valori deposita domani quesito referendum

Reuters - Mar 29 Lug - 17.39

 

ROMA (Reuters) - Il leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro si recherà domani in Cassazione per depositare il quesito referendario abrogativo del Lodo Alfano.

 

Lo si legge in una nota del partito.

 

La delegazione dell'Idv, guidata da Di Pietro, si presenterà in Cassazione domani alle 10.

 

"Per contrastare l'immunità per le quattro cariche dello Stato, introdotta dal lodo Alfano - ha dichiarato Di Pietro nella nota - daremo la parola ai cittadini con il referendum".

 

Il disegno di legge, approvato in via definitiva dal Senato lo scorso 22 luglio con il voto contrario del centrosinistra, prevede la sospensione dei processi penali, anche quelli in corso, nei confronti di presidente della Repubblica, presidente del Senato e della Camera e presidente del Consiglio. Ne potrebbe beneficiare dunque lo stesso premier Berlusconi, imputato a Milano per corruzione in atti giudiziari.

 

La sospensione non si applica nel caso di reati "funzionali", ossia commessi dalle quattro cariche nel corso dell'esercizio delle loro funzioni, vale per l'intero mandato ma non si applica in caso di successiva investitura in altra carica protetta. Diversamente dal Lodo Schifani -- varato nel 2004 durante il precedente governo Berlusconi e bocciato dalla Consulta perché incostituzionale -- la nuova legge stabilisce una durata limitata dello scudo e consente alle parti civili di esser risarcite.

 

"Saranno i cittadini a darci ragione con il referendum, saranno loro a respingere questa impunità fatta da chi e per chi ha deciso di incoronarsi re", ha detto Di Pietro.

 

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mercoledì, 30 luglio 2008

Base Usa Vicenza, Consiglio Stato: sì ad ampliamento

Reuters - Mar 29 Lug - 15.14

ROMA (Reuters) - La base militare americana di Vicenza potrà essere ampliata. Lo ha deciso oggi il Consiglio di Stato, che ha accolto il ricorso del governo contro l'ordinanza del Tar del Veneto che il 18 giugno scorso aveva accolto la domanda di sospensione dei provvedimenti relativi alla realizzazione del progetto Dal Molin.

Ne ha dato notizia una nota del Consiglio stesso.

"Il consenso prestato dal Governo italiano all'ampliamento dell'insediamento militare americano all'interno dell'Aeroporto Dal Molin è un atto politico, come tale insindacabile dal giudice amministrativo, secondo un tradizionale principio sancito dall'art. 31 del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato", si legge nella nota.


"Tale insindacabilità riguarda non solo il contenuto dell'atto, ma anche, a maggior ragione, la sua forma, propria dell'ordinamento nel quale l'atto si è formato", aggiunge.


Il ricorso presso il Tar era stato presentato dall'associazione Codacons e dal Coordinamento dei comitati che si battono contro l'allargamento della base. La sospensione era stata motivata con l'assenza di una specifica autorizzazione da parte del governo, con la violazione delle procedure delle gare d'appalto -- che non avrebbero rispettato né le norme italiane né quelle europee -- e la mancata consultazione dei cittadini, che dovevano essere chiamati a esprimersi in un referendum.


Secondo il Consiglio, la procedura di autorizzazione ad un insediamento militare è di esclusiva competenza dello Stato e non prevede la consultazione della popolazione interessata.


Inoltre, le attività a finanziamento diretto statunitense e la realizzazione di infrastrutture sul territorio nazionale finanziate dagli Usa sono regolate da accordi bilaterali "che prevalgono sulla disciplina italiana e comunitaria in materia di procedure ad evidenza pubblica per l'assegnazione delle commesse pubbliche", si legge ancora nella nota.


Tra le altre motivazioni della decisione del Consiglio, il fatto che i profili di danno ambientale segnalati nell'ordinanza del Tar appaiono "privi di riscontri concreti".


Dopo il blocco del progetto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva assicurato che i lavori di ampliamento della base sarebbero andati avanti comunque.

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martedì, 29 luglio 2008

Francia, ancora allarme in centrale nucleare Tricastin

Reuters - Mar 29 Lug - 18.04 PARIGI (Reuters) - I dipendenti della centrale nucleare di Tricastin, nel sud-est della Francia, sono stati evacuati oggi dopo che è scattato un allarme interno, anche se un portavoce di Edf, la società elettrica di Stato, ha detto che non c'è stato alcun incidente e che il segnale si è acceso in modo accidentale. "Non c'è un incidente, si è trattato di un allarme intempestivo", ha detto il portavoce della società elettrica francese. L'Autorità per la sicurezza nucleare (Asn), che pure non ha usato la parola "incidente", ha reso noto di non essere in grado di confermare lo scenario indicato da Edf. Mentre erano in corso alcuni lavori di manutenzione, intorno alle 10.40, è scattato un allarme-radioattività, ha detto un portavoce dell'Asn, e nella centrale sono state attuate le procedure di routine. I 127 dipendenti presenti nell'impianto sono stati evacuati, i 45 più vicini all'area dove è scattato il segnale di pericolo sono stati portati in infermeria. L'esame di due persone ha rilevato lievi tracce di contaminazione radioattiva. Secondo l'Asn, però, queste tracce risalgono probabilmente all'incidente avvenuto il 23 luglio scorso. "Non c'è stata fuga radioattiva", ha detto un vice capo di divisione. In precedenza, il canale tv francese Lci aveva annunciato che nella centrale era avvenuto un incidente. Dall'inizio del mese, nello stesso sito, sono avvenuti due incidenti definiti non gravi dalle autorità. Il primo è accaduto il 7 luglio alla Socatri, una filiale di ritrattamento di rifiuti del gigante francese del nucleare Areva. Oltre 70 chili di uranio erano finiti in due corsi d'acqua a causa di una fuga seguita alla pulizia di una vasca di ritenzione. La locale prefettura aveva vietato la balneazione e l'uso delle acque, poi dopo alcuni giorni le misure di sicurezza erano state tolte. Nel frattempo è stata aperta un'inchiesta giudiziaria e la Gendarmeria ha compiuto alcune perquisizioni presso la Socatri. Il secondo incidente è avvenuto il 23 luglio nella centrale: un centinaio di dipendenti sono stati leggermente contaminati da particelle radioattive, ma senza conseguenze per la loro salute, ha assicurato Edf. In questo caso è stata aperta un'inchiesta tecnica.

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giovedì, 24 luglio 2008

Nucleare/Francia: Nuovo Incidente a Tricastin, 100 Operai Contaminati

(ASCA-AFP) - Roma, 23 lug 

Un centinaio di impiegati della centrale nucleare di Tricastin in Francia sono rimasti ''leggermente'' contaminati da una fuga radioattiva verificatasi presso il reattore numero 4, gia' fermo per manutenzione per problemi avvenuti in precedenza.

Lo ha reso noto la direzione della compagnia elettrica francese EDF.

Alle 9.30 di stamane, ha spiegato all'AFP Alain Peckre, direttore della centrale, ''un tubo interno all'edificio e' stato aperto nel quadro di alcune operazioni di manutenzione e si e' verificata una fuga radioattiva''.

Secondo il dirigente, tuttavia, l'incidente e' da considerarsi ''di nessuna gravita''', al punto che Peckre avrebbe proposto all'Autorita' di sicurezza nucleare (ASN) di classificarlo a livello ''0'', in una scala che va da 0 a 7.

Novantasette fra gli impiegati e operai contaminati sono stati ricoverati in infermeria per esami medici, mentre sull'accaduto e' stata aperta un'inchiesta.

Si tratta del secondo incidente avvenuto nel giro di poco tempo presso la centrale di Tricastin (160 chilometri dal confine con l'Italia).

Due settimane fa si verifico' una perdita di uranio nei corsi d'acqua circostanti.

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sabato, 19 luglio 2008

Spagna: Guasto Centrale Nucleare Cofrentes, No Perdite

Agi - Dom 13 Lug - 20.20

Nelle prime ore della mattina un guasto a una pompa di alimentazione dell'acqua alla centrale nucleare spagnola di Cofrentes vicino Valencia ha causato l'interruzione dell'erogazione di corrente.

Ne ha dato notizia l'Agenzia per la sicurezza nucleare iberica (Csn) secondo cui non si e' verificata alcuna perdita ne problema ai lavoratori o agli abitanti della zona. L'episodio e' comunque il quarto guasto in una settimana a Cofrentes e il ventisettesimo in tutte le centrali nucleari spagnole negli ultimi tre anni. Il problema si e' registrato alle 4,52.

 La potenza erogata, normalmente pari a 1.000 Megawatt, e' stata ridotta al 70%.

Giovedi' un altro problema, stavolta a una valvola di sicurezza, aveva fatto ridurre al 65% la produzione di energia. La situazione era stata riportata alla normalita' ieri prima del nuovo problema tecnico.

In Spagna sono ancora ferme la centrale da 500 Megawatt di Santa Maria La Garona, ferme per riparazioni da giovedi', ma soprattutto e' ancora disconnesso dalla rete elettrica l'impianto da 1.000 Megawatt 'Asco I' nel nord del Paese dopo una perdita registrata il 10 giugno scorso. In totale in Spagna sono in funzione 9 centrali che generano 7.188 Mw.

(AGI) - Madrid, 13 luglio - Gis

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venerdì, 18 luglio 2008

Francia, perdita uranio da centrale nucleare sud-est

PARIGI (Reuters) - Una nuova fuga di uranio, la cui ampiezza non è ancora nota, è stata segnalata ieri all'Autorità per la sicurezza nucleare (Asn) francese da un impianto franco-belga del gruppo Areva, a Romans-sur-Isère, nel sud-est della Francia. Lo ha annunciato oggi l'Asn con un comunicato.

 

Sempre oggi, Areva ha però precisato che la perdita è limitata al sito e non ha prodotto impatti sull'ambiente.

 

L'impianto Fbfc ha registrato la rottura di una canalizzazione interrata da cui sono usciti "dei residui liquidi contenenti uranio".

 

"Gli ispettori hanno rilevato che la rottura di questa canalizzazione interrata risalirebbe, secondo il gestore, a diversi anni fa", è scritto nel comunicato.

 

La tubatura in questione non è conforme ai regolamenti, ha segnalato L'Asn.

 

"L'incidente è circoscritto al luogo della rottura della canalizzazione dunque resta limitato al sito. Il nostro sistema di sorveglianza ha indicato che non c'è alcun impatto sull'ambiente", ha detto un portavoce del gruppo Areva.

 

Quello segnalato oggi è il secondo incidente nucleare registrato in pochi giorni Oltralpe.

 

Ieri il ministro dell'Ambiente francese Jean-Louis Borloo aveva annunciato una vasta serie di controlli per verificare che non si siano verificate fuoriuscite di materiale radioattivo come quella di Tricastin, nel sud-est del paese.

 

Il gruppo Areva, ha annunciato all'inizio del mese la perdita da un suo impianto di 30 metri cubi di liquido contenente uranio non arricchito, finiti in terra e in un fiume nei pressi del sito di Tricastin.

 

Ieri Borloo ha detto di aver ordinato ad un'apposita commissione -- formata di recente per assicurare la piena trasparenza sugli incidenti nucleari -- di compiere una revisione sull'accaduto.

 

"La commissione verificherà le conseguenze dell'incidente, specialmente a livello locale", ha detto il ministro a un quotidiano. "Ma voglio che indaghi sulla situazione radioattiva e ambientale in tutti i siti nucleari, e in particolare voglio che sia effettuato un controllo sulle acque attorno a tutti gli impianti nucleari in Francia".

 

In seguito all'incidente di Tricastin, le autorità hanno proibito la pesca e la balneazione nelle aree colpite, oltre all'uso dell'acqua contaminata.

 

L'autorità per la sicurezza nucleare ha criticato Areva per come ha gestito l'incidente, in particolare per come ha comunicato con le autorità.

 

 

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sabato, 12 luglio 2008

Francia, ordinato fermo parziale centrale nucleare dopo perdita

Reuters - Ven 11 Lug - 18.06

LIONE (Reuters) - L'Autorità francese per la sicurezza nucleare (Asn) ha ordinato oggi alla società Socatri di sospendere una parte delle attività nella sua centrale atomica Tricastin, nel sud della Francia, dove lunedì scorso era avvenuto una perdita accidentale di liquido contaminato da uranio.

Asn ha anche accusato Socatri, società satellite del grande gestore dell'energia nucleare Areva, di gravi mancanze dopo l'incidente che ha visto 74 chilogrammi di uranio versati per errore in un corso d'acqua che passa nei pressi della centrale.

La Socatri ha annunciato l'intenzione di chiudere una parte della centrale in conformità alla richiesta di Asn.

"Prendiamo atto dell'ingiunzione e ci adeguiamo", ha detto il responsabile della comunicazione di Socatri, Catherine Dalverny. "L'ingiunzione non riguarda la chiusura della stazione, ma solamente di quella parte dell'installazione all'origine dell'incidente", ha precisato.

Quattro ispettori e due tecnici di Asn hanno giudicato che la "messa in sicurezza" computa dalla società che gestisce la centrale "non era completamente soddisfacente".

"Le condizioni di gestione in seguito all'incidente presentano delle irregolarità in rapporto alle disposizioni applicabili secondo il regolamento", ha detto Louet, sottolineando inoltre che "la gestione della crisi da parte della società responsabile ha mostrato lacune per quanto riguarda il flusso di informazioni fornite alle autorità pubbliche".

L'allarme per l'incidente è scattato alle ore 19 all'interno della centrale ma le autorità sono state messe in allerta solo alle 5 della mattina successiva.

"Fino alle 3 del mattina hanno cercato di capire dove fosse l'origine della contaminazione. Tra le 4 e le 5, il responsabile della centrale ha constatato il passaggio del liquido contenente uranio nelle falde acquifere che alimentano i fiumi e in un canale. Alle cinque hanno dato l'allarme". ha detto Louet.

Secondo l'Asn, inoltre, una perdita notata in un serbatoio è stata ignorata per una settimana.

Philippe Ledenvic, delegato dell'Asn, ha sottolineato che simili disfunzioni sono "rare" e "inaccettabili".

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lunedì, 07 luglio 2008

Toyota doterà di pannelli solari nuovo modello auto ibrida Prius

TOKYO (Reuters) - Toyota installerà dei pannelli solari su alcuni modelli della sua autovettura ibrida Prius - che dovrebbe entrare in commercio l'anno prossimo - per rispondere alla crescente domanda di automobili "ecologiche" e all'aumento dei prezzi dei carburanti.

Lo ha riferito oggi una fonte informata della vicenda.

 

I pannelli, che saranno forniti da Kyocera, alimenteranno in parte il circuito dell'aria condizionata nelle versioni di lusso della macchina, già dotata di un motore elettrico e di uno a benzina, secondo quanto ha riferito la fonte.

 

"E' più che altro un gesto simbolico", ha riferito la fonte, che ha preferito rimanere anonima. "E' molto difficile alimentare qualcosa di più (dell'aria condizionata) con l'energia solare".

 

Il portavoce di Toyota ha preferito non commentare, dicendo che la società non parla dei progetti per i prodotti futuri.

 

La Prius , prima auto ibrida prodotta su larga scala, è entrata in commercio in Giappone nel 1997 e nel resto del mondo nel 2000. Ne sono state vendute 1 milione.

 

 

18:52 Scritto da: marcos1999 in Ambiente | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

sabato, 05 luglio 2008

20 ragioni per dire ''no'' al Trattato di Lisbona!

Nonostante la palese difficoltà, per il normale cittadino, di comprendere le effettive conseguenze che comporterebbe l’implementazione del trattato di Lisbona, è ormai chiaro che il rifiuto dell’Irlanda ha fatto da catalizzatore ad un malcontento inespresso, che ha trovato voce di recente anche nei presidenti di Cecoslovacchia e Polonia.

Quella che segue è la traduzione di un articolo irlandese – pubblicato prima del rifiuto referendario – che cercava di illustrare ai cittadini tali potenziali conseguenze negative. Fatto salvo per un paio di argomentazioni che riguardano l’Irlanda (la sua neutralità militare, soprattutto), il resto delle obiezioni ha lo stesso identico valore anche per noi.

 

20 ragioni per dire "no" al Trattato di Lisbona

 

1. Il Trattato di Lisbona, concordato dai leader europei nel novembre 2007, è praticamente identico alla Costituzione europea su cui si erano accordati i leader nel 2004. La Costituzione era stata respinta democraticamente dagli elettorati di Francia e Olanda, con dei referendum nell’estate del 2005.

Questi contestarono il contenuto antidemocratico e “destrorso” della Costituzione. Il fatto che i leader europei abbiano riproposto lo stesso testo in un formato differente è antidemocratico, ed è un insulto alla scelta espressa democraticamente dai popoli di Francia e Olanda.

2. L’articolo 46 del trattato di Lisbona stabilisce che “l’Unione avrà una identità legale“. Questo è un cambiamento profondo dei principi legali dell’Unione Europea, ...
... perché la trasforma da una forma di cooperazione fra stati-nazione democraticamente eletti, ad una entità legale con dei propri diritti.

Una “identità legale“ permetterebbe all’Unione Europea di operare in ambito internazionale come uno stato, cosa che attualmente non ha il potere di fare. Potrebbe avere un proprio corpo diplomatico, negoziare e firmare accordi internazionali, incorporare accordi internazionali esistenti come legge, e richiedere un seggio alle Nazioni Unite.

3. Secondo l’articolo 9 del trattato di Lisbona il Consiglio Europeo cambia da una entità intergovernativa ad una istituzione dell’Unione Europea. Invece di agire negli interessi degli stati-nazione che lo eleggono, questo cambiamento significherebbe che il Consiglio potrebbe “promuovere i propri valori [quelli dell’Unione], portare avanti i propri obiettivi e i propri interessi”. Questi valori, obiettivi e interessi non vengano determinati da alcuna elezione, ma delle attuali e future leggi europee.

4. L’articolo 9 del trattato di Lisbona toglie agli stati membri il diritto automatico ad un Commissario Europeo, e riafferma l’indipendenza della Commissione: “ La Commissione non riceverà ne richiederà istruzioni da altri governi o altre istituzioni, entità governative o uffici governativi”.

Poiché la Commissione è responsabile per la stesura delle leggi europee, e possiede il cosiddetto “potere di iniziativa“, questa “indipendenza“ significa semplicemente che non dovrà più rispondere ad alcun corpo di rappresentanti eletti, sia a livello nazionale che a livello europeo.

5. L’articolo 48 del Trattato di Lisbona conferisce all’Unione Europea il potere di modificare i propri trattati, senza ricorrere ad una conferenza intergovernativa, a un nuovo trattato o a una procedura di ratifica nazionale. Fino ad oggi le modifiche ai trattati europei richiedevano questi tre passaggi, assicurando che i governi nazionali - e, nel caso dell’Irlanda, la sua popolazione - venissero coinvolti nel processo decisionale.

L’articolo 48 annulla questo processo, e permette al Consiglio Europeo di apportare modifiche all’unanimità, senza alcun processo di ratifica nazionale. Questo significa che nel futuro si potranno fare importanti cambiamenti alla struttura, alle procedure o alle competenze dell’Unione Europea senza più ricorrere a un referendum.

6. Il Trattato di Lisbona contiene altri 8 articoli che conferiscono al Consiglio Europeo poteri specifici in determinate aree di azione, compreso lo spostamento della comune politica estera e di sicurezza dall’unanimità ad un voto di “maggioranza qualificata“, l’armonizzazione del codice penale, e l’estensione dei poteri ad un Pubblico Ministero europeo.

7. In totale il Trattato di Lisbona trasferisce 105 nuove competenze dal livello nazionale a quello europeo. Queste competenze coprono una ampia gamma di interessi incluso le politiche estere, di sicurezza, della difesa, del commercio, della giustizia ed economiche. Nessuna motivazione è stata offerta per lo spostamento dal livello nazionale a quello comunitario di queste aree di competenza. E’ il più importante trasferimento di poteri che sia mai avvenuto nella storia dell’Unione Europea.

8. Vi sono altre 68 aree di interesse, attualmente di competenza dell’unione europea, che passeranno da una approvazione all’unanimità ad un voto di “maggioranza qualificata” del Consiglio Europeo. Questo aumenterà il maggioritarismo del Consiglio, e ridurrà i processi decisionali consensuali.

9. Il trattato di Lisbona cambia il modo in cui vengono prese le decisioni al Consiglio Europeo. La già complessa procedura di voto per “maggioranza qualificata” verrà cambiata, con il risultato che il peso del voto dell’Irlanda verrà ridotto di oltre il 50%.

Allo stesso tempo verrà abbassata in maniera significativa la soglia che determina la maggioranza qualificata. Unitamente, questi cambiamenti ridurranno il potere degli stati più piccoli e sostituiranno progressivamente le procedure di decisione consensuale con il Consiglio maggioritario.

10. Oltre a questi significativi cambiamenti procedurali, il nuovo Trattato contiene anche degli importanti cambiamenti operativi espressi in maniera deliberatamente opaca (una lista di complicati emendamenti ai due trattati esistenti), e questo significa che vi saranno una trasparenza e un dibattito insufficienti sulle implicazioni di questi cambiamenti.

Chiarezza e trasparenza sono essenziali affinché la gente possa comprendere appieno il Trattato. Senza questa comprensione, come può la gente prendere delle decisioni responsabili su cambiamenti così profondi che riguardano il modo in cui la nostra vita viene regolamentata?

11. Il Trattato di Lisbona rafforza la direzione “destrorsa“ della politica economica, a discapito dei servizi pubblici e dei diritti dei lavoratori.

L’Unione Europea e il Trattato di Lisbona non parlano dei pubblici servizi. Anzi, li dividono in due categorie: 1) servizi di interesse economico generale, 2) servizi di interesse generale. Mentre non vi è una definizione dei servizi di interesse generale, la casistica legale europea definisce “attività economica” come l’offerta di un qualunque bene o servizio sul mercato. Con questa definizione, qualunque attuale servizio pubblico potrebbe ricadere sotto la categoria di “servizi di interesse economico generale”, invece che di “servizi di interesse generale”. L’articolo 16 del trattato di Lisbona pone nuove “condizioni economiche e finanziarie“ sui servizi di interesse economico generale (che sono specificate negli articoli 86 e 87 del trattato esistente). Queste condizioni implicano che i servizi - compresi quello sanitario, ad esempio, oppure i servizi educativi – siano soggetti alla libera concorrenza [“competition”].

Il protocollo 6 del trattato di Lisbona impone all’Unione Europea di assicurarsi che “la concorrenza non avvenga in modo distorto“. Questo conferisce all’Unione Europea il potere di rimuovere “distorsioni“ dall’esercizio dei servizi. Queste “distorsioni“ potrebbero includere i contributi statali, i finanziamenti pubblici, i mercati protetti, la salute, i diritti ambientali, quelli dei lavoratori, o i “monopoli“ statali. Presa nel suo insieme questa complessa procedura permette lo smantellamento integrale dei sussidi statali e del modello sociale europeo, promuovendo al suo posto la deregulation e la privatizzazione.

I socialdemocratici che difendono il trattato di Lisbona indicano il protocollo 9, e sostengono che questo escluda i pubblici servizi dalle regole di cui sopra. In ogni caso, non essendovi una precisa definizione dei “servizi di interesse generale”, in questo protocollo né altrove, le loro affermazioni non hanno alcun valore.

12. L’articolo 2/2 introduce per la prima volta la “stabilità dei prezzi“ come obiettivo dell’Unione Europea. Mentre nessuno ha da obiettare contro le misure che contengano l’inflazione, se questa inclusione della stabilità dei prezzi verrà usata come strumento per limitare la spesa pubblica degli stati membri, o per limitare il deficit nazionale, questo potrebbe chiaramente avere delle ripercussioni economiche negative.

Parimenti, se la stabilità dei prezzi si trovasse in conflitto con altri obiettivi – come il pieno impiego o il progresso sociale - toccherebbe alla Corte Europea di Giustizia decidere a quale obiettivo dare la precedenza, piuttosto che non ai governi degli stati membri democraticamente eletti. Per quanto ancora poco chiara, l’inclusione nella stabilità dei prezzi potrebbe finire per imporre agli stati membri una riduzione della pubblica spesa, danneggiando ulteriormente l’offerta del pubblico servizio e gli strumenti politici intesi a combattere la povertà e la diseguaglianza.

13. Gli articoli da 10 a 28 del Trattato di Lisbona incrementano il controllo europeo sulle politiche estere, di sicurezza e di difesa, aumentando la militarizzazione dell’Unione Europea, ed erodendo ulteriormente la neutralità dell’Irlanda.

L’articolo 11 dichiara che “la competenza dell’Unione in materia di politica estera e di sicurezza comune comprirà tutte le aree che riguardano la politica estera e le questioni sulla sicurezza dell’Unione“. L’articolo 27 dice che “la progressiva impostazione di una comune politica di difesa porterà ad un sistema di difesa comune” (articolo 28 b). Mentre le decisioni che riguardano la politica estera, di sicurezza e di difesa verranno prese all’unanimità, l’articolo 17 permette al Consiglio Europeo di agire come “maggioranza qualificata“ per votare sulla politica estera e di sicurezza. Come è accaduto per il mercato interno, questo è l’inizio del trasferimento del controllo delle politiche di sicurezza, estere e di difesa all’Unione Europea.

14. L’articolo 28c dice che “gli stati membri si impegneranno per migliorare le loro capacità militari“. Unitamente al “fondo di investimento iniziale“ e alle “procedure specifiche per garantire un rapido accesso ai finanziamenti urgenti nell’ambito delle iniziative della politica estera e di sicurezza comuni“ (specificate nell’articolo 28), gli stati membri saranno obbligati ad aumentare il loro contributo finanziario verso la capacità militare dell’Europa.

15. L’articolo 28/7 riafferma che “gli impegni e la cooperazione” nell’area della sicurezza e difesa comune “saranno in armonia con gli impegni presi con la NATO “. Questo effettivo allineamento con la NATO non è controbilanciato da alcun impegno a proteggere la neutralità degli stati membri come l’Irlanda.

16. Il trattato di Lisbona dimentica di prendere in seria considerazione la questione dei cambiamenti climatici, nonostante le argomentazioni portate dal governo irlandese.

Il governo è riuscito solo ad ottenere l’inclusione di sei parole alla fine dell’attuale provvigione: “promuovere misure a livello internazionale relative ai problemi ambientali mondiali, e in particolare a combattere cambiamenti climatici”.

Questa aggiunta è puramente simbolica, senza sostanza, e – considerando l’urgenza globale del problema - non fa nulla per promuovere l’impegno europeo ad affrontare seriamente la questione, nè conferisce all’Europa alcun potere aggiuntivo rispetto a quelli già esistenti.

17. L’articolo 2a conferisce competenza esclusiva all’Unione Europea sulle politiche commerciali, incluso le trattative sugli accordi di scambio internazionali. L’articolo 10 richiede che la “abolizione progressiva delle restrizioni sul mercato internazionale“ sia uno dei principi-guida nelle interazioni dell’Unione Europea con gli stati non appartenenti. Attualmente l’Unione Europea sta cercando di imporre alle nazioni in via di sviluppo l’abolizione dei cosiddetti “controlli oltre frontiera”, come imporre restrizioni ai diritti e alle regole dei lavoratori e dell’ambiente, indipendentemente dalle conseguenze che può comportare la rimozione di questi controlli. Presi nel loro insieme, questi due elementi indicano un significativo passo indietro nell’approccio dell’Unione Europea contro la povertà e la diseguaglianza nel mondo.

18. Il protocollo 12 del trattato di Lisbona, che riguarda la Commissione Europea per l’Energia Atomica, stabilisce che il trattato “resterà pienamente in vigore“. Uno degli scopi primari di questo trattato (conosciuto come EURATOM) è la promozione dell’energia nucleare. Il popolo irlandese rifiuta l’energia nucleare. Il trattato di Lisbona, come i suoi antecedenti, impone all’Europa di promuovere l’energia nucleare.

19. I difensori del Trattato di Lisbona sostengono che questo renderà l’Unione Europea più efficiente e democratica. Sostengono che il Trattato darà maggiori poteri ai parlamenti nazionali e ai cittadini, e maggiori protezioni sui diritti umani. Dicono che l’Unione Europea del “dopo allargamento“ non può più funzionare con il sistema vigente. Tutte queste argomentazioni non sono vere.

Le provvigioni relative ai parlamenti nazionali e ai cittadini sono di natura cosmetica, e vengono interamente diluite dal massiccio trasferimento dei poteri a livello europeo descritto più sopra. La Carta dei Diritti Fondamentali non aggiunge alcuna protezione ai diritti umani, e la sua applicazione è pesantemente limitata dalle leggi nazionali ed europee. L’Unione Europea ha continuato a funzionare senza crisi o cedimenti da quando è stata allargata. Questi argomenti vengono usati per distrarre l’attenzione dai 19 punti elencati più sopra.

20. I difensori del trattato sostengono anche che rifiutare il trattato di Lisbona significherà vedere d’Irlanda isolata e messa da parte nell’Unione Europea. Questo è un tentativo di imporre all’elettorato irlandese di accettare il trattato, nonostante i pericoli che comporta. Nel 2005 i cittadini di Francia e Olanda hanno respinto lo stesso testo, e questi paesi non sono stati né isolati né messi da parte. E non lo sarà nemmeno l’Irlanda se voterà contro il Trattato.

 



Traduzione di luogocomune.net

Fonte: http://www.anphoblacht.com/news/detail/23479

19:18 Scritto da: marcos1999 in Politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

venerdì, 04 luglio 2008

IL CRIMINE DI SCENDERE IN PIAZZA

Uccisi, sequestrati, minacciati: appello in difesa delle associazioni per i diritti umani

6/03/2008

I sottoscritti sono estremamente preoccupati per l’immediato pericolo di vita nel quale versano centinaia di dirigenti di associazioni in difesa dei diritti umani colombiane che hanno organizzato la grande manifestazione contro il terrorismo di stato in Colombia dello scorso 6 marzo, alla quale hanno preso parte attiva centinaia di associazioni della società civile colombiana e oltre 300mila persone. A seguito delle dichiarazioni del consigliere del presidente Álvaro Uribe, José Obdulio Gaviria, che ha bollato la manifestazione come organizzata dalle Farc, gli squadroni della morte del gruppo paramilitare che firma le proprie azioni come Aguilas Negras, hanno assassinato in rapida sequenza quattro dirigenti sindacali e di ong che avevano promosso la manifestazione, ne hanno sequestrati altri due e minacciati direttamente altri 40, mentre decine di altri versano in immediato pericolo di vita. Ci uniamo pertanto al Movice (Movimento Nazionale delle Vittime dei Crimini di Stato) e a decine di altre sigle della società civile colombiana, nell’esigere le dimissioni di José Obdulio Gaviria, personaggio da più parti accusato di essere organico sia al paramilitarismo che al narcotraffico, ma che continua ad essere tra i più stretti collaboratori del presidente Álvaro Uribe. Chiediamo inoltre ai governi dell’Unione Europea e al Parlamento Europeo, nonché ai governi latinoamericani, di effettuare urgenti pressioni sul governo colombiano perché difenda l’integrità fisica di tutte le persone sotto minaccia, individui e fermi gli autori dei quattro omicidi e degli altri crimini che si attribuiscono a gruppi paramilitari che il governo colombiano sostiene essere da tempo smobilitati. Per adesioni inviare una mail a solidaridadmovice@gmail.com.

PROMOTORI:

Annalisa MELANDRI, Traduttrice

Gennaro CAROTENUTO, Storico, Università di Macerata

Guido PICCOLI, Scrittore, Giornalista

Stella SPINELLI, Giornalista Peace Reporter

PRIMI FIRMATARI (fra tanti altri):

Luigi CIOTTI, Sacerdote, ITALIA

Noam CHOMSKY, Linguista, STATI UNITI

Gianni MINA', Giornalista, ITALIA

Beppe GRILLO, Comico e Blogger, ITALIA

Alex ZANOTELLI, Missionario Comboniano

Frei BETTO, Scrittore, BRASILE

Massimo CARLOTTO, Scrittore, ITALIA

ASSOCIAZIONI (fra tante altre):

RETE REDIE’ RESCH

PAX CHRISTI – Movimento Cattolico Internazionale per la Pace

ASSOCIAZIONE NAZIONALE NUOVA COLOMBIA

SINISTRA CRITICA

AMISNET, Agenzia radifonica

Fonte: Rivista "LATINOAMERICA" N. 102/103 - 1-2.2008

18:25 Scritto da: marcos1999 in Politica e società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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