lunedì, 08 giugno 2009
Vittoria nuclearista senza soldi costretti a rinunciare al ricorso
Ieri alle 23.01
Alla faccia de "La legge è uguale per tutti". In tribunale neppure puoi entrare, se non trovi i soldi. Il Governo li ha, tanti, i nostri. Noi non li abbiamo per presentarci a Roma di fronte al Consiglio di Stato. La Sogin (società per la gestione impianti nucleari), cioè il Governo, con un blitz dei suoi strapagati avvocati, ha infatti scippato da Torino a Roma il nostro ricorso annullando la vittoriosa sentenza con la quale il Tar del Piemonte aveva, bocciando il decreto ministeriale fuorilegge, stoppato i lavori di demolizione dell'impianto nucleare di Bosco Marengo (Alessandria) e di conseguente costruzione di un pericoloso deposito nucleare "provvisorio, a tempo indeterminato" , cioè definitivo, pericoloso alla sicurezza delle generazioni presenti e future.
Con il suo golpe nucleare, invece di individuare il deposito nazionale previsto dalla legge per custodire in sicurezza per millenni le scorie radioattive, invece di bonificare gli ex impianti di Bosco Marengo, Trino, Saluggia, Latina, Sessa Aurunca, il Governo intende destinarli a discariche di se stessi. Lo scippo è il segno inequivocabile di quanto sia importante su scala nazionale la partita energetica iniziata a Bosco Marengo. Infatti una sentenza definitiva "no nucleare" a Bosco Marengo, caso pilota, sarebbe un precedente valido per tutta l'Italia, con effetto domino, una zeppa di traverso ai binari del treno nucleare italiano, come ha affermato il Governo stesso in caso di pronunzia definitiva a favore del nostro ricorso: "L'intera strategia sin qui adottata andrebbe rivista in relazione a tutti gli impianti nucleari presenti nel territorio italiano".
Spostando la sede di giudizio dal Tar del Piemonte al Consiglio di Stato, lo scippo legale del Governo ha quintuplicato i costi, da 4 a 20 mila euro, in modo che la generosa sottoscrizione popolare che aveva vinto il ricorso al Tar non è più sufficiente. I conti correnti bancario e postale sono sempre aperti per una sottoscrizione straordinaria. Senza soldi, siamo costretti a rinunciare il 16 giugno a costituirci in giudizio, costretti a perdere pur avendo ragione e probabilità di vincere. Un triste annuncio. Un momento drammatico. D'altronde facciamo quello che le nostre forze ci consentono. Le associazioni e i partiti nazionali, che a parole si dicono contro il rilancio del nucleare, e per i quali 20 mila euro non sarebbero una cifra astronomica, non danno nessun contributo per inceppare lo smaltimento illegale delle scorie nucleari e il successivo rilancio delle centrali.
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14:37
Scritto da: marcos1999
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domenica, 29 marzo 2009
Inceneritori e nanoparticelle
Convegno di Campodarsego (Pd), 25 gennaio 2009
Inceneritori e nanoparticelle
Dottor Paolo Girotto, Presidente di Radio Gamma 5 www.radiogamma5.it
La giornata di domenica all’Auditorium della BCC di Campodarsego ha stimolato molte riflessioni che almeno in parte sento la necessità di condividere con tutti voi. Innanzitutto la qualità dei relatori merita un plauso per la precisione e disarmante semplicità delle informazioni portate che sono il frutto di anni di costante impegno per fare prendere coscienza alla gente della posta in gioco. Devo poi ringraziare per la sensibilità, l’interesse e la responsabilità civile dimostrata dalle centinaia di partecipanti da ogni parte del veneto: è la testimonianza di una speranza per un futuro migliore che non muore …mai!
Possiamo dire, senza tema di smentita, che ci troviamo sulla “linea del Piave”: retrocedere o fare finta di niente ancora non è più possibile senza essere considerati, giustamente, corresponsabili con i progetti criminali che qualcuno vuole fare subire agli italiani soprattutto ai bambini. La Dr. Patrizia Gentilini , oncologa, fondatrice dell’ISDE, lo ha detto a chiare lettere: i dati e studi scientifici sono già ampiamente stati fatti e dimostrano inequivocabilmente che NON SI PUO’ INCENERIRE SENZA UCCIDERE nel tempo molte vite umane soprattutto tra i bambini. Qualsiasi tipo di combustione, di qualsivoglia tipo di sostanza genera enormi quantità di fumi composti di particelle chimiche, le più diverse, in grado una volta respirate di localizzarsi nei diversi organi del corpo e fare sviluppare, nel tempo, neoplasie tissutali o del sangue come vari tipi di leucemie. Lo spazio per i dubbi non c’è più, c’è solo la possibilità di opporsi oppure fare finta di niente come gli struzzi in situazioni di pericolo!
Il latte vaccino a Brescia è pesantemente contaminato da diossine. Questo dato di fatto anziché fare promuovere uno studio esteso sul territorio circostante, al fine di stabilire la causa prima di una situazione così grave, ha portato all’incriminazione degli allevatori le cui vacche hanno prodotto latte alla diossina! Siamo ben oltre la già colpevole idiozia! Nessuna parola, né indagine sulla “bomba ecologica” più grande d’Italia, cioè il mega inceneritore (sempre chiamato termovalorizzatore, per la qual cosa tutti noi paghiamo multe salate alla EU che ci ha condannato per l’utilizzo di appellativo ingannevole!!!). E’ chiaro come il sole che la contaminazione della catena alimentare nelle campagne del bresciano va collegata principalmente alle pesantissime emissioni di fumi dell’incenerimento di oltre 200mila tonnellate l’anno di rifiuti ma per gli amministratori, ASL e ARPA il problema non è nemmeno preso in considerazione perché… ci sono i filtri!
Eppure è stato dimostrato scientificamente che un camino d’inceneritore emette sempre fumo cioè ceneri volatili che ricadono al suolo contaminando giorno dopo giorno, anno dopo anno, l’aria, l’acqua e i terreni circostanti in modo direttamente proporzionale alla massa di materia bruciata. Mettendo i filtri si riesce solo a “nascondere” il fumo, ma non si limitano in alcun modo le particelle che escono dal camino: queste infatti sono molto più piccole e totalmente invisibili e proprio per questo potenzialmente molto più pericolose. I nostri Amministratori, accecati dal denaro non vogliono ricordare la legge fisica basilare secondo la quale “ nulla si crea , nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, peccato che la trasformazione data dall’incenerimento sia un incubo per la salute della gente! Infatti il Dr. Stefano Montanari e la moglie Dr.ssa Gatti con le loro ricerche scientifiche al microscopio elettronico, hanno dimostrato che gli inceneritori come tutta l’attività industriale altamente tecnologica produce in modo continuo NANOPARTICELLE, centinaia di volte più piccole del famoso PM10, unica particella considerata dalla legge, la cui concentrazione elevata porta agli inutili provvedimenti di chiusura del traffico veicolare. Ma proprio le dimensioni così ridotte delle nanoparticelle consentono loro di entrare direttamente nel sangue, senza alcuna possibilità di “filtraggio” da parte delle mucose e degli endoteli respiratori, entrando direttamente nella cellula, attraverso la membrana cellulare, senza danneggiarla, posizionandosi a ridosso del DNA del nucleo.
Ovvio che, prima o poi, il DNA subisce un danno e subisce una trasformazione anche in senso neoplastico: certo, non subito, magari dopo 10 o 20 anni! Ecco allora che altri studi epidemiologici effettuati proprio qui in Veneto dall’Istituto Oncologico Veneto (IOV), ma non solo, dimostrano la stretta correlazione tra l’aumento della comparsa di tumori (in particolare i sarcomi, che sono tumori”sentinella” dell’inquinamento dell’aria) nella popolazione con la prolungata esposizione alle emissioni d’inceneritori. Ma tutto tace… la televisione e i giornali non ne parlano per cui …non è vero!!! Non possiamo fare finta che tutto questo non esista: è duro da accettare ma, se siamo uomini e non “caporali” abbiamo il DOVERE ETICO di proteggere noi e i nostri figli da una minaccia che è già realtà, ma che possiamo evitare diventi ancora più grave. La nuova “politica energetica” di questo paese è ostaggio da sempre dei petrolieri ma con la legge dei CIP6 si è oltrepassata ogni misura di decenza.
La legge europea sulle energie rinnovabili era accettabile: prevedeva che ogni cittadino pagasse una percentuale della bolletta energetica (in Italia il 7%) per finanziare la costruzione di impianti di energia rinnovabile anche familiari. Ora la lobby dei petrolieri, solo in Italia, è riuscita a fare aggiungere, al testo, la famosa parolina “…e assimilabili”, riuscendo così a fare rientrare nelle fonti di energia rinnovabili anche i rifiuti urbani che, inceneriti, fanno produrre energia elettrica. Il famoso CDR ovvero combustibile derivato da rifiuti! In questo modo i 5 miliardi di euro l’anno che gli Italiani pagano per autofinanziarsi una conversione energetica ecocompatibile vanno per il 70% a finanziare gli inceneritori : mentre per gli impianti fotovoltaici, eolici etc. resta un misero 30% . Non solo ma questi squali si fanno pagare l’elettricità prodotta con l’incenerimento dei rifiuti tre volte il suo valore perché sarebbe elettricità prodotta con “energia rinnovabile”!
Il Dr. Montanari ha mostrato una foto del cadavere di un neonato di pochi giorni morto per una leucemia iperacuta, fulminante. La madre sana con gravidanza senza problemi: nel corpo del neonato sono stati rinvenuti presenza di metalli pesanti di vario tipo in elevata concentrazione. Come è stato possibile tutto ciò? Evidentemente, durante la gravidanza, il sangue della madre conteneva questi veleni e li ha passati a suo figlio. A lei, apparentemente nulla di patologico è accaduto ma su un essere di pochi chili è stato molto probabilmente fatale. Quante di queste morti dovremo ancora sopportare per comprendere che non possiamo accettare in silenzio la costruzione di centinaia di nuovi inceneritori (chiamati ovviamente cogeneratori a biomasse o termovalorizzatori etc.) in tutta Italia? L’obiettivo RIFIUTI ZERO è una realtà in molte grandi metropoli nel mondo: si può attuare, qui ed ora, con spesa minima evitando totalmente l’incenerimento ed eliminando la tassa sui rifiuti ai cittadini che virtuosamente aderiscono alla raccolta differenziata spinta: lo ha dimostrato dati alla mano l’imprenditrice veneta Carla Poli puntando molto sull’educazione ambientale delle nuove generazioni.
In Veneto è stata lanciata ieri l’iniziativa Rete Ambiente Veneto (R.A.V.) per collegare tutte le realtà dei Comitati sparsi ovunque nel territorio che si oppongono allo scempio del territorio e della loro salute. Nella grande maggioranza dei casi gli Amministratori locali sono collusi perché comprendono solo il linguaggio del denaro: resta solo la possibilità di una grande mobilitazione della gente che dal basso costringa i politici a ricordare che amministrano nel nome e per conto delle persone che li votano e non delle ditte costruttrici d’inceneritori! A noi l’iniziativa Politica, con la “P” maiuscola perché l’alternativa non c’è se non il deserto delle coscienze di gente che si è venduta l’anima !!!
Dr. Paolo Girotto
Presidente Radio Gamma 5 www.radiogamma5.it
La registrazione integrale su DVD del congresso è quasi pronta, per informazioni e prenotazioni: info@disinformazione.it
17:05
Scritto da: marcos1999
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martedì, 10 marzo 2009
Comunicato Stampa Accademia Mediterranea per l'Agroecologia e la Vita (AMA la Vita): "OGM, Agroecologia e Diritti manipolati", di Giuseppe Altieri - Lettera al Ministro Zaia e ai Ministri Europei.
Una Civile Moratoria di "legittima difesa", a partire dall'Italia, per la violazione dei Diritti Costituzionali e Naturali. Per passare al più presto all'Agricoltura Biologica e ad un Bando Mondiale contro gli OGM
Mentre la Corte Europea di Giustizia si pronuncia contro il segreto sulle piantagioni di OGM (perchè... forse qualcuno intende autorizzarle?) rimane ancora "segreta" la presenza di OGM negli alimenti, addirittura anche in quelli Biologici, nascosti attraverso le soglie di "tolleranza" senza etichettature. E' urgente un "atto d’ufficio" da parte dei governi, italiano ed europeo, nel rispetto del Principio di Precauzione e dei Diritti Costituzionali inviolabili (Art. 32 e 9), per il pericolo attuale di danno grave per la persona e il rischio di irreversibile contaminazione dell’ambiente, accertati da numerose e recenti ricerche scientifiche indipendenti: applicare la Tolleranza zero OGM nei prodotti biologici e in tutti i prodotti alimentari, come previsto dal nuovo regolamento Ue 834/2007 sul Biologico, altrimenti palesemente illegittimo per "occultamento di OGM".
Le piantagioni di OGM inoltre non possono essere autorizzate in Europa in quanto contaminerebbero irreversibilmente le produzioni Biologiche e Tradizionali, violando i "Diritti precedenti di esistenza". Nel momento in cui il protezionismo USA annuncia forti incentivi al consumo dei prodotti nazionali, perchè mai in Italia dovremmo coltivare e mangiare OGM, rinunciando alla tradizione Agroalimentare più imitata al mondo? Le armi del Diritto, insieme ai Pagamenti Agroambientali Europei (oltre 100 miliardi di € stanziati per i PSR Regionali 2007-2013) che devono compensare per legge i mancati ricavi e i maggiori costi, più un 20% di "transazione" per l'acquisto di servizi utili forniti alla società dagli agricoltori e allevatori biologici, consentono oggi un'occasione unica ed irripetibile per la riconversione Agroecologica generale Europea, messa a rischio da un piano di invasione barbarica degli OGM e conseguente distruzione irreversibie dell'Agricoltura Biologica e delle tradizioni agroalimentari. E' necessario introdurre responsabilità penali per chi contamina i prodotti biologici e tradizionali italiani e le sementi di qualsiasi natura, ovvero i detentori dei brevetti, concessionari e commercianti di OGM, con pagamento dei danni e delle bonifiche. Altrimenti agli agricoltori ed ai consumatori non rimmarrà che la "legittima difesa" di cercar di distruggere le coltivazioni OGM, come è già accaduto in altri paesi.
di Giuseppe Altieri, Agroecologo (Copyright Artecology, 20 febbraio 2009, tutti i diritti riservati)
Agernova - Accademia Mediterranea per l'Agroecologia e la Vita (AMA la Vita)
Fermiamo gli OGM per il futuro dei nostri figli, che rischiano di veder trasformati i campi coltivati in "campi di sterminio della vita"...per di più brevettati.
"Gutta caves lapidem" (Orazio)... Con la Santa Pazienza, finchè siamo in tempo... e, nell'attesa delle azioni istituzionali, prepariamo i ricorsi di legittimità nelle sedi competenti.
"Non osiamo perchè le cose sono difficili... ma le cose sono difficili perchè non osiamo" (Seneca)
Prof. Giuseppe Altieri
Massa Martana, 21 gennaio 2009
14:27
Scritto da: marcos1999
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LA CATASTROFE DELLA SOIA TRANSGENICA IN ARGENTINA
Gennaro Carotenuto
(03 marzo 2009)
Avevano presentato gli organismi geneticamente modificati come la soluzione a tutti i problemi dell’umanità. Tra l’altro dicevano, c’è tutta una letteratura, che gli OGM non hanno bisogno di fertilizzanti chimici o di erbicidi. Non era così. Nell’Argentina dell’agroindustria della soia, secondo la ONG “Gruppo di Riflessione Rurale” (GRR) proprio l’agroindustria sta avvelenando una delle pianure più fertili del mondo dove per non morire di cancro si scappa via. Il principale colpevole è il glifosfato, un erbicida inventato dalla Monsanto ma oggi, essendo scaduto il brevetto, prodotto da più ditte.
Si starebbero così moltiplicando i casi di tumori infantili, le malformazioni congenite, i problemi renali, le dermatiti, i problemi respiratori. Secondo uno studio dell’Ospedale italiano “Giuseppe Garibaldi” di Rosario, nelle zone fumigate ci sarebbe un aumento di tre volte dei tumori gastrici e ai testicoli, di due volte per quelli al pancreas e ai polmoni e addirittura di dieci volte al fegato.
GRR ha intervistato decine di medici rurali e abitanti dell’interno argentino e questi sarebbero i risultati tanto che dalla ONG si afferma: “La prima cosa da fare è una moratoria delle fumigazioni”. Ma il governo argentino con molta difficoltà può prendere delle decisioni in un territorio sul quale, dalla notte neoliberale, ha una giurisdizione molto limitata.
Durante gli anni del neoliberismo, infatti, mezzo territorio agricolo dell’Argentina fu venduto pezzo per pezzo a multinazionali dell’agroindustria transgenica. Oggi la metà delle campagne argentine, vaste più volte il territorio italiano, è piantato a soia transgenica. Per far crescere i 48 milioni di tonnellate di soia, esportate verso Cina, India e Stati Uniti, e che sono una delle prime voci dell’export del paese, vengono utilizzati 200.000 litri l’anno di glifosfato. Sembrava facile piantare tutto a soia in un territorio pianeggiante e con un’agricoltura altamente meccanizzata. Fu così che dagli anni ’80 in avanti la soia rubò sistematicamente spazio ai boschi, all’allevamento e ad altre coltivazioni. Se la Monsanto nega che il glifosfato sia tossico, dalla GRR si risponde che il glifosfato è il principale agente usato per le fumigazioni dei campi di coca in Colombia ed Ecuador e anche in quei casi ci sono denunce per gravi conseguenze sull’uomo.
Secondo la denuncia di GRR, raccolta da IPS: “E’ necessario sospendere le fumigazioni almeno in base al principio di precauzione”. Ma accettare tale precauzione vorrebbe dire per l’Argentina mettere in crisi completamente il modello agro esportatore. La rivista “Latinoamerica”, in questi anni, lo ha più volte denunciato: il modello dell’agroexport produce altissimi guadagni per pochi, spazza via la piccola agricoltura, non produce lavoro a causa dell’altissimo livello tecnologico e desertifica le campagne.
fonte www.gennarocarotenuto.it
14:23
Scritto da: marcos1999
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sabato, 07 marzo 2009
L'inceneritore? Superato e inutile
Comunicato stampa Per Unaltracittà
*Lista di cittadinanza per le amministrative Firenze 2009*
www.perunaltracitta .org - www.unaltracittauna ltromondo. it
**
*Gemellaggio tra Per Unaltracittà e l'esperienza di Capannori
L'inceneritore? Superato e inutile
* *Alessio Ciacci e Rossano Ercolini sulle realtà virtuose nella gestione
dei rifiuti*
«La nostra proposta per Firenze è netta: l'inceneritore è vecchio, inutile e
dannoso, va invece avviata una seria campagna di riduzione e raccolta porta
a porta secondo la strategia Rifiuti Zero: è possibile e l'esperienza del
Comune di Capannori, con tante altre, lo dimostra»: Ornella De Zordo,
portavoce della lista di cittadinanza Per Unaltracittà, indica un punto
chiave del programma per le prossime elezioni comunali, all'indomani di un
incontro pubblico, mercoledì sera, con l'assessore all'ambiente di
Capannori, Alessio Ciacci, e Rossano Ercolini, della Rete nazionale Rifiuti
Zero.
«A Capannori - ha spiegato Ciacci - non ci sono più cassonetti per strada,
la raccolta differenziata ha superato il 70%, la produzione di rifiuti è
calata sensibilmente e il Comune ha potuto risparmiare - nel solo 2007 - 2,5
milioni di euro che altrimenti avrebbe speso per conferire i rifiuti in
discarica. Il tutto con un alto indice di gradimento da parte dei
cittadini».
Rossano Ercolini ha ricordato che «Il progetto Rifiuti zero è partito a
Capannori sull'onda delle mobilitazioni avviate oltre dieci anni fa, quando
la Regione Toscana programmò l'insediamento nel Comune di un nuovo
inceneritore, poi tramontato».
«E' lo stesso risultato che vogliamo ottenere a Firenze - dice Valeria
Nardi, attivista nei Comitati della piana e ora impegnata nella lista Per
Unaltracittà. L'incenerimento è una soluzione tecnologicamente superata. Noi
vogliamo proiettarci nel futuro, perciò respingiamo la cultura del no che
gli amministratori ci oppongono e li invitiamo a confrontarsi seriamente con
le nostre proposte».
22:18
Scritto da: marcos1999
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domenica, 30 novembre 2008
L'acqua è un bene PUBBLICO!!!!!!!!!!!! LEGGETE!!!
Mentre nel paese imperversano discussioni sul grembiulino a scuola, sul
guinzaglio al cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza
dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua
pubblica. Il Parlamento ha votato l'articolo 23bis del decreto legge 112 del
ministro Tremonti , che afferma che la gestione dei servizi idrici deve
essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica. Così il governo
Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico ma
una merce, e quindi sarà gestita da multinazionali (le stesse che possiedono
l'acqua minerale). Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce
l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori
che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e i
carabinieri per staccare i contatori. La privatizzazione dell'acqua che sta
avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti
per sete nei paesi più poveri.
L'acqua è sacra in ogni paese, cultura e fede del mondo. L'uomo è fatto per
il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in
vendita. L'acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto
fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito
profitto. L'acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime
guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il
governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro
corpo. FATE GIRARE: METTETENE A CONOSCENZA PIÙ GENTE CHE POTETE
17:10
Scritto da: marcos1999
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venerdì, 28 novembre 2008
Nel silenzio generale, Berlusconi privatizza l'acqua
Nel silenzio generale, Berlusconi privatizza l'acqua
di Alessio Marri - Megachip
26/11/08
“Ferma restando la proprietà pubblica delle reti (idriche ndr), la loro
gestione può essere affidata a soggetti privati”. È il 6 agosto 2008, il
governo Berlusconi, approvando la legge di conversione n°133 “recante
disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la
competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione
tributaria”, sancisce di fatto la privatizzazione dell'acqua pubblica. O
meglio ancora, introduce la possibilità per gli enti privati, che ne
assumeranno l'incarico, di gestire e controllare beni primari di servizio
pubblico. L'acqua su tutte.
Cambiano le parole, si nascondono i significati, ma la sostanza non cambia:
l'acqua in Italia è stata privatizzata. Da diritto acquisito diventa merce,
prodotto commerciale soggetto alle regole del mercato. Lo stesso sistema che
solo nell'ultimo anno si è dimostrato pronto a implodere su sé stesso, con
fallimenti a catena di banche e assicurazioni.
Il decreto legge n°133, voluto fortemente dal ministro dell'Economia Giulio
Tremonti, parla chiaro: si interviene “al fine di favorire la più ampia
diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di
libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati
alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonché di
garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità
dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni”.
Eppure, dopo un rapido sguardo alle esperienze cosiddette “pilota” della
provincia di Latina, sorgono non pochi dubbi proprio sulle garanzie di
accesso al servizio.
In città come Aprilia, comune che ha sposato il progetto di privatizzazione
dell'acqua già da diversi anni, si è assistito a un processo rapido e
febbrile di innalzamento vertiginoso dei costi delle tariffe (+ 300%).
E non solo.
Si è instaurata infatti una nuova procedura per tutti coloro che, per
necessità o per scelta, non possono permettersi i costi aggiuntivi imposti
da AcquaLatina, società ormai sotto il controllo della multinazionale
Veolia, che ne possiede il 46,5% delle azioni. Esattamente come nel terzo
mondo, vigilantes e forze dell'ordine sono assoldati per rimuovere contatori
e bloccare rubinetti. Ma non basta. Nel territorio pontino, oltre agli
aumenti sconsiderati delle bollette, si è registrato un drammatico
scadimento della qualità dell'acqua: nel 2005, ad esempio, a Cisterna sono
stati riscontrati tassi di arsenico pari a 200 microgrammi per litro, oltre
il 70% del volume idrico disperso o non giunto a fatturazione.
Nella storia recente un caso limite sul fronte della privatizzazione
dell'acqua è avvenuto in Bolivia nei primi anni del nuovo millennio. A
seguito dei debiti contratti dai prestiti-killer della Banca Mondiale per lo
Sviluppo, il governo boliviano fu costretto a svendere nelle mani di
corporation americane le risorse petrolifere, la compagnia aerea di
bandiera, le ferrovie e la gestione dell'energia elettrica. Le risorse
idriche vennero date in concessione alla Bechtel Corporation di San
Francisco. Il contratto prevedeva la proibizione di far propria l'acqua
piovana, anch'essa per assurdo era divenuta proprietà e patrimonio della
multinazionale californiana. Per i debitori era persino contemplata la
confisca dell'abitazione. Nell'aprile del 2000 la popolazione locale
sfiancata dall'impossibilità di sopportare le nuove tariffe imposte, si
ribellò. Nonostante una repressione violentissima che costò la vita a sei
persone, tra cui due bambini, e centinaia di feriti provocati dal governo
schierato a difesa degli interessi della corporation, l'esercito e la
polizia rientrarono nelle caserme e il popolo boliviano riuscì a riprendere
il controllo dell'acqua.
In Italia è solo questione di tempo. Nei giorni scorsi, tra l'indifferenza
generalizzata dei media italiani, un secondo forum dei movimenti dell'acqua
è stato organizzato per ridare vigore alla battaglia di questo fondamentale
bene comune.
Nel 2006 più di quattrocento mila firme furono raccolte a sostegno della
legge d'iniziativa popolare che vede come primo punto il riconoscimento
dell'acqua come “diritto inalienabile ed inviolabile della persona”. Ma la
sensazione forte è che la straordinaria raccolta firme sia già stata
oscurata. Con un semplice colpo di spugna. Seguendo il manuale del “buon
governo” che approva leggi impopolari e antidemocratiche proprio quando
imperversa l'afa estiva e l'attenzione della stampa è rivolta altrove.
http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8340
13:01
Scritto da: marcos1999
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Comitato per un'alternativa energetica
Appello promosso dal neonato Comitato per un'alternativa energetica.
Per aderire all'appello basta collegarsi al link:
http://www.oltreiln ucleare.it/ index.php?
option=com_petition s&view=petition& id=22&Itemid= 86
Segue il testo dell'appello (reperibile anche al link http://www.
oltreilnucleare. it/index. php?option= com_content& view=article& id=62&Itemid= 82)
Il 24 novembre 2008, a Roma si costituirà il Comitato per un'alternativa energetica, basata sulle fonti rinnovabili e il risparmio, anziché su un ingiustificato aumento dei consumi e sull'uso delle fonti fossili e di quella nucleare, come propone il Governo. Berlusconi e il suo esecutivo, nel quadro del progettato rilancio del nucleare, promettono di individuare entro sei mesi i territori destinati ad ospitare le centrali, violando così una precisa volontà popolare espressa con un referendum che a grande maggioranza aveva deciso di chiudere con il nucleare.
Non aspetteremo che siano individuati i siti nucleari per opporci a questa scelta e non lasceremo sole le località che rischiano di subire una decisione antidemocratica, calata dall'alto e per di più militarizzata nell'attuazione.
Sosterremo il diritto delle popolazioni locali a fare valere la loro opinione anche, se necessario, con referendum territoriali, tanto più che costruire nuove centrali nucleari contrasterebbe con l'impostazione dei piani Energetico - Ambientali Regionali già approvati. Porteremo in ogni luogo una battaglia delle idee, la controinformazione e per questo sollecitiamo la preziosa collaborazione del mondo scientifico e di quello intellettuale e di quanti possono contribuire in tutte le forme democratiche a sensibilizzare l'opinione pubblica: il nucleare è una scelta che va contrastata e sconfitta nel paese.
A questo scopo diamo vita ad un Comitato attraverso il quale organizzare, insieme a tutti gli altri soggetti associativi che si mobiliteranno sul territorio, il rifiuto popolare di questa tecnologia intrinsecamente insicura e incapace di smaltire i rifiuti radioattivi che produce.
L'obiettivo che ci poniamo è di fare avanzare un'altra proposta di politica energetica basata sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico, la sola scelta che permette di dare energia pulita al paese e ontemporaneamente di ridurre le emissioni climalteranti.
In linea quindi con gli obiettivi che l'Unione Europea renderà vincolanti nei prossimi mesi: ridurre, entro il 2020, del 20%, forse del 30% i gas serra attraverso un aumento del 20%, sia dell'efficienza energetica che delle fonti rinnovabili, mentre il Governo Berlusconi sta apertamente boicottando gli orientamenti europei rispetto al raggiungimento dell'autonomia energetica e del sostegno agli obiettivi di Kyoto.
Sono questi parametri i punti di riferimento di un nostro Piano Energetico Nazionale, la cornice entro la quale iscrivere le singole azioni, le scelte tecnologiche, la riconversione ecologica delle industrie più energivore, la riduzione dei rifiuti, il cambiamento del peso del trasporto individuale e su gomma.
Ci proponiamo di elaborarlo con il concorso più ampio delle popolazioni, sottoponendolo al giudizio dei cittadini, anche attraverso la presentazione di un progetto di legge di iniziativa popolare.
La nostra non sarà la sola iniziativa contro questa scelta sciagurata del Governo e quindi è nostra volontà coordinarci con tutte le altre strutture di mobilitazione, con le associazioni ambientaliste, con le persone del mondo della cultura e della scienza, con i sindacati, con le Regioni, con i Comuni disponibili.
Gli argomenti possono essere diversi, ma ciò che conta è unire le forze sull'obiettivo comune di una nuova politica energetica e del NO al nucleare.
Berlusconi e i suoi ministri cercano di convincere che compiono questa scelta in nome della lotta ai cambiamenti climatici e per garantire energia abbondante e poco costosa al paese rafforzando anche la sua autonomia energetica.
Queste affermazioni sono entrambe false: il nucleare non serve né a combattere i cambiamenti climatici né a ridurre la bolletta energetica del paese e per di più è un enorme consumatore di acqua, bene sempre più scarso.
Va quindi rifiutato per le seguenti ragioni:
1. l'uranio non è una risorsa né rinnovabile né sostenibile, limitata nelle quantità e nel tempo, che per di più ha visto i suoi costi aumentare in modo vertiginoso. L'Italia non dispone di uranio e perciò deve comunque approvvigionarsi delle materia prima da altri Paesi e quindi rimane dipendente dai prezzi e dalle politiche dei paesi produttori di uranio.
2. non è affatto senza emissione di CO2 perché ne produce per l'estrazione del combustibile, durante la costruzione della centrale e nella fase del suo smantellamento.
3. nessuno dei problemi segnalati dalla tragedia di Cernobyl è stato risolto e quindi il nucleare civile continua ad avere problemi di sicurezza per le popolazioni non risolti anche durante il funzionamento ed un enorme impatto ambientale legato alla produzione di scorie radioattive che inevitabilmente si accumulano nell'ecosistema e graveranno sulle future generazioni per migliaia di anni. Va ricordato che in presenza di impianti nucleari è obbligatorio un piano di evacuazione delle popolazioni in caso di incidente grave, con l'abbandono di ogni attività, con pesanti restrizioni per le persone come vivere sigillati in casa.
4. espone il mondo a rischi di proliferazione delle armi nucleari e al terrorismo, del resto questo è l'argomento che viene portato contro l'Iran poiché la tecnologia in uso è stata pensata per produrre plutonio e la generazione di energia elettrica ne è un sottoprodotto.
5. non è in grado di risolvere né il problema energetico né quello del cambiamento climatico, infatti le risorse di uranio, già oggi scarse, non sarebbero sufficienti di fronte ad un aumento ulteriore della domanda ed è quindi inutile sperare di aumentare la capacità installata in maniera tale da coprire una quota significativa della nuova domanda di energia, né di sostituire la quota fossile.
6. ha dei costi economici e finanziari diretti ed indiretti troppo elevati che non vengono dichiarati ma che comunque gravano sulla società e sulle finanze pubbliche (v. progettazione e costruzione - funzionamento - smantellamento + gestione delle scorie) e inoltre è una tecnologia che usa e spreca enormi quantità d'acqua.
7. comporta un modello di generazione di energia centralizzato, basato su centrali di elevata potenza, che non garantiscono sicurezza e tanto meno assicurano il diritto all'energia diffusa nel territorio. Infatti il nucleare è un modello che richiede sistemi di gestione autoritari, centralizzati ed antidemocratici . Non a caso le centrali nucleari civili vengono considerate come gli altri siti energetici alla stregua di siti militari.
E quindi irrealistico pensare di uscire dai fossili rilanciando il nucleare, anzi in Francia una massiccia presenza del nucleare (78%) si accompagna ad un consumo pro capite di petrolio maggiore che in Italia. Uscire dal petrolio e dalle energie fossili e non rinnovabili senza il nucleare si può.
E' matura, tecnologicamente ed economicamente, una scelta energetica a favore del risparmio energetico e delle energie rinnovabili che un programma di incentivi pubblici e l'utilizzo della leva fiscale possono e devono promuovere.
Il paese può e deve essere più efficiente e non sprecare energia.
Questo è il primo obiettivo che ci proponiamo. Si calcola che metà dei consumi energetici italiani sono in realtà sprechi derivanti da usi poco razionali ed inefficienti dell'energia. Si può puntare molto in alto con il risparmio energetico, fino a risparmiare il 50% dell'energia oggi usata per garantire i servizi di illuminazione, riscaldamento, rinfrescamento, mobilità, usi industriali. Sono necessari interventi per aumentare l'efficienza dell'uso dell'energia e per correggere gli sprechi, sviluppando politiche di sufficienza diffusa nel territorio può portare a ridurre i consumi di energia, pur mantenendo standard elevati di vita, e per questo occorre puntare a risparmi significativi sia per il sistema economico che per il rispetto degli impegni di Kyoto, peraltro già oggi insufficienti di fronte ai cambiamenti climatici.
E' possibile e realistico puntare all'obiettivo di procurare al paese gran parte dell'energia che gli è veramente necessaria attraverso le fonti rinnovabili.
Lo si può fare, come dimostrano le esperienze di molti paesi,
Germania e Spagna in particolare incentivandone l'installazione diffusa con lo strumento del "conto energia" che ha dimostrato nei paesi che l'hanno adottato di funzionare e aumentare notevolmente la capacitaà rinnovabile installata.
Sono due strade alternative:
- quella del Governo non garantisce autonomia energetica al paese; è antidemocratica, costosa, pericolosa per la salute delle persone e l'ambiente, oltre che poco utile per ridurre le emissioni climalteranti e ci isola dall'Europa.
- La politica energetica da noi indicata invece riduce la nostra dipendenza energetica, sviluppa la ricerca e l'innovazione nelle attività produttive, fornisce i servizi energetici usando fonti rinnovabili (un barile di petrolio corrisponde ad un metro quadrato di pannello solare) che non alterano il clima e che sono diffuse sul territorio e quindi facilmente controllabili dalle popolazioni, oltre a promuovere un diverso sviluppo, creando nuova occupazione di qualità.
Questa è l'alternativa che proponiamo.
Sono queste le ragioni per cui decidiamo di promuovere un Comitato per il No al Nucleare e per il SI ad una politica energetica alternativa di risparmio e sviluppo delle fonti rinnovabili e per questo convochiamo un'Assemblea aperta a
Roma lunedì 24 novembre, alle ore 14 presso il centro Congressi di via Frentani 4, aperta a tutti i contributi.
Roma, 11/11/2008
I promotori
Mario Agostinelli, Vittorio Agnoletto, Mario Albanesi, Fabio Alberti, Giuseppe Amari, Marcello Amendola, Antonio Amoroso, Valentina Araldi, Franco Arqada, Alessandro Baldussi, Fulvia Bandoli, Angelo Baracca, Andrea Baranes, Vittorio Bardi, Paola Barassi, Katia Bellillo, Giovanni Bellini, Natale Belosi, Paolo Berdini, Giorgio Beretta, Giovanni Berlinguer, Maddalena Berrino, Marco Bersani, Massimo Binci, Elio Bonfanti, Massimo Bongiovanni, Roberto Brambilla, Giorgio Braschi, Antonio Bruni, Mauro Bulgarelli, Paolo Cacciari, Paolo Cagna Ninchi, Luisa Calimani, Alberto Calza Bini, Valerio Calzolaio, Maria Campese, Elisa Cancellieri, Sergio Caserta, Antonio Canu, Luisella Caria, Gianni Cabinato, Mario Carucci, Bruno Ceccarelli, Carlo Cellamare, Paolo Cento, Franco Chiaramonte, Giuseppe Chiarante, Angelo Chiattella, Lilia Chini, Giuseppe Ciliberto, Marcello Cini, Paolo Ciofi, Nicola Cipolla, Tullio Cipriano, Lisa Clark, Flavio Conti, Elisa Corridoni, Giorgio Cremaschi, Alberto Deambrogio, Walter De Cesaris, Paolo De Marchi, Loredana De Petris, G.Carlo Desiderati, Sandro Del Fattore, Paolo Del Vecchio, Tana De Zulueta, Valeria Di Blasio, Pino Di Maula, Piero Di Siena, Pippo Di Falco, Raffaele Decimo, Angelo Diciotti, Anna Donati, Antonio Faggioli, Franco Ferretti, Lodovico Ferrone, Alessandra
Filabozzi, Antonio Filippi, Domenico Fininguerra, Dario Fo, Pietro Folena, Antonio Fiascone, Primo Galdelli, Giuseppe Gavioli, Sergio Gentili, Alfonso Gianni, Roberto Gili, Giovanna Giorgetti, Giampiero Godio, Alfiero Grandi, Pietro Greco, Umberto Guidoni, Margherita Hack, Maria Dolores Lai, Nicoletta La Gioia, Giorgio Lion, Mirko Lombardi, Michele Losappio, Simone LoSavio, Simonetta Lombardo, Anna Luise, Ombretta Luongo, Walter Mancini, Nicoletta Marietti, Giuliano Martinetti, Dionisio Masella, Gianni Mattioli, Ugo Mazza, Giorgio Mele, Paolo Menichetti, Roberto Meregalli, Massimo Mezzetti, Maria Pia Montesi, Sandro Morelli, Roberto Musacchio, Maurizio Mugolino, Gianni Naggi, Antonella Nappi, Alfonso Navarra, Amalia Navoni, Giorgio Nebbia, Luca Nencini, Nicola Nicolosi, Alfio Nicotra, Ferruccio Nobili, Corrado Oddi, Giovanni Oliva, Stefano Oriano, Michela Ottavi, Moni Ovadia, Elio Pagani, Manuela Palermi, Gianni Palumbo, Milena Pari, Giorgio Parisi, Renato Patrito, G.Paolo Patta, Dijana Pavlovic, Corrado Perna, Ciro Pesacane, Graziano Pestoni, Paolo Pietrangeli, Tommaso Pirozzi, Silvana Pisa, Carlo Podda, Giuseppe Pinna, Franca Rame, Carla Ravaioli, Francesca Redavid, Simona Ricotti, Giovanna Ricoveri, Giorgio Riolo, Natale Ripamonti, Elio Romano, Franco Russo, Mario Sai, Nanni Salio, J.Claude Saroufin, Vittorio Sartogo, Massimo Scalia, Enzo Scandurra, Tomas Schmid, Giorgio Schultze, Massimo Serafini, Monica Sgherri, Gianni Silvestrini, Massimiliano Smeriglio, Tommaso Sodano, Pietro Soldini, Morando Soffritti, Pier Luigi Sostaro, P.Luigi Sullo, P.Giorgio Tiboni, Massimo Torelli, Aldo Tortorella, Massimo Totorelli, Gabriele Trama, Claudio Treves, Lucio Triolo, Pierattilio Tronconi, Anita Uccheddu, Jacopo Venier, Francesco Vignarca, Vincenzo Vita, Alberto Vitali, Alex Zanotelli, Angelo Zola, Umberto Zona
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Scritto da: marcos1999
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sabato, 22 novembre 2008
Acqua spa la rivolta dei sindaci
da la Repubblica
Data 14-11-2008
DAL NOSTRO INVIATO PAOLO RUMIZ
COLOGNO MONZESE
Ora i sindaci hanno letto. Quelli di destra e quelli di sinistra. E subito hanno mangiato la foglia. «Ci avete già tolto l'Ici. Se ci togliete anche questo — dicono — che ci rimane?» La partita è chiara: non è solo una guerra per l'acqua, ma per la democrazia. Col 23 bis essi perdono contemporaneamente una fonte di entrate e la sorveglianza sul territorio. Il federalismo si svuota di senso. Il rapporto con gli elettori diventa una burla. Lo scenario è inquietante: bollette fuori controllo, e i cittadini con solo un distante "cali center" cui segnalare soprusi o disservizi. Insomma, l'acqua come i telefonini: quando il credito si esaurisce, il collegamento cade.
La storia parte da lontano, nel 2002, con una legge che obbliga i carrozzoni delle municipalizzate a snellirsi, diventare S.p.a. e lavorare con rigore. L'Italia viene divisa in bacini idrici, i Comuni sono obbligati a consorziarsi e le bollette a includere tutti i costi, che non possono più scaricarsi sul resto delle tasse. Anche se i Comuni hanno mantenuto la maggioranza azionaria, nelle ex municipalizzate son potute entrare banche, industrie e società multinazionali. Ma quella che doveva essere una rivoluzione verso il meglio si è rivelata una delusione. Nessuno rifa gli acquedotti, le reti restano un colabrodo. Il privato funziona peggio del pubblico, parola di Mediobanca, che in un'indagine recente dimostra che le due aziende pubbliche milanesi, Cap ed Mm hanno le reti migliori d'Italia e tariffe tra le più basse d'Europa.
Col voto del 6 agosto si rompe l'ultima diga. L'acqua cessa di esse-
re diritto collettivo e diventa bisogno individuale, merce che ciascuno deve pagarsi. Questo spalanca scenari tutti italiani: per esempio i contatori regalati ai privati (banca, industria o chicchessia che incassano le bollette), e le reti idriche che restano in mano pubblica, con i costi del rifacimento a carico dei contribuenti. Insomma, la polpa ai primi e l'osso ai secondi. Il peggio del peggio. È contro questo che si stanno muovendo i sindaci d'Italia; a partire da quelli della Lombardia, che la guerra l'hanno cominciata prima degli altri.
È successo che centoquaranta-quattro Comuni attorno a Milano han fatto muro contro la giunta Formigoni, la quale già nel 2006 aveva anticipato il 23 bis con una legge che separava erogazione e gestione del servizio. Quasi sempre all'unanimità — destra, sinistra e Lega unite — i consigli comunali hanno chiesto un referendum per cancellare l'aberrazione; e proprio ieri, dopo una lotta infinita e incommensurabili malumori del Palazzo, davanti al muro di gomma della giunta che apponeva alla legge solo ritocchi di facciata, hanno dichiarato di non recedere in alcun modo dalla richie-sta di una consultazione popolare lombarda.
«Si va allo scontro, non abbiamo scelta» spiega Giovanni Cocciro, iperattivo assessore del Comuni-capofila di Cologno Monzese, e delinea il futuro della rete in mano privata. «Metti che i contatori passino a una banca, e questa stacchi l'acqua a un condominio che non paga. Il sindaco, per questioni sanitarie, deve garantire il servizio minimo ma, non potendo più ordinare la riapertura del rubinetto, può solo intervenire con autobotti, con acqua che costa tremila volte di più... Per non parlare dei problemi di ordine pubblico che ricadono sul Comune se la gente perde la pazienza».
Nei bar di Cologno, per ripicca, hanno messo l'etichetta all'acqua di rubinetto e ti dicono che le analisi l'hanno dichiarata all'altezza delle più blasonate minerali. Al banco la gente chiede "acqua del sindaco" rivendicandola come diritto, non come merce. E un po' dappertutto,
attorno a Milano, crescono le "case dell'acqua", dove il bene più universale viene distribuito gratis, rinfrescato e con bollicine, in confortevoli spazi alberati dove la gente può sedersi e chiacchierare. Un "water pri-de" in salsa lombarda, che ora sta contagiando anche il Piemonte.
Premane in Valsassina, in provincia di Lecco, è un comune di montagna a maggioranza leghista già assediato da privati in cerca di nuove centraline idroelettriche, e sul tema dell'acqua ha i nervi scoperti. «Nel servizio idrico solo la gestione pubblica può garantire equità all'utente» sottolinea con forza Pietro Caverio, che ha firmato la protesta dei 144 Comuni.
Segnali di insofferenza arrivano da tutto il Paese; situazioni paradossali si moltiplicano. Sentite cos'è accaduto a Firenze. Il Comune ha accettato di fare una campagna per il risparmio idrico e un anno dopo, di fronte a una diminuzione dei consumi, ecco che la "Publiacqua" manda agli utenti una lettera dove spiega che, causa della diminuita erogazione, si vede costretta ad alzare le tariffe per far quadrare i conti. Ovvio: il privato lo premia lo spreco, non il risparmio. L'unica cosa certa sono i rincari: ad Aprilia in Lazio sono scattati aumenti del trecento per cento e un conseguente sciopero delle bollette che dura tuttora contro la società "Acqualatina". Stessa cosa a Leonforte, provincia di Enna, paese di pensionati in bolletta.
A Nola e Portici, nel retroterra napoletano, la società "Gori" ha quasi azzerato la pressione in alcuni condomini insolventi, senza avvertire il sindaco; e lavoratori della ditta han-no impedito ai partigiani dell'acqua pubblica di tenere la loro assemblea. A Frosinone gli aumenti sono stati tali che il Comitato di vigilanza è dovuto intervenire e alzare la voce per ottenere la documentazione nei tempi previsti. Più o meno lo stesso a La Spezia, che ha le bollette più care d'Italia. Per non parlare di Arezzo, dove la privatizzazione si sta rivelando un fallimento.
L'Acquedotto pugliese, dopo la privatizzazione, si è indebitato con banche estere finite nelle tempeste finanziarie globali. A Pescara, da quando è scattato il regime di S.p.a., s'è scoperto un grave inquinamento industriale della falda e la magi-
stratura ha fatto chiudere l'impianto. A Ferrara il regime di privatizzazione è coinciso col trasferimento a Bologna del laboratorio di analisi, con conseguente allentamento dei controlli in una delle zone più a rischio d'Italia, causa la falda avvelenata del Po. Ma se già ora la situazione è così grave, ci si chiede, cosa accadrà col "23 bis"? Sessantaquattro ambiti idrici territoriali — sui 90 in cui è compartimentata l'Italia — tengono duro, rimangono pubblici, e organizzano laddove possibile la difesa contro i compratori dell'acqua italiana. Ma è battaglia tosta: l'acqua è il business del futuro. Consumi in aumento e disponibilità in calo, quindi prezzi destinati infallibilmente a salire. Conseguenza: nelle rimanenti 26 S.p.a. miste le pressioni sulla politica sono enormi, tanto più che nei consigli di amministrazione il pubblico è rappresentato da malleabili politici inpensione, e il privato da vecchie volpi capaci di far prevalere il profitto sulla bontà del servizio.
Dai 26 ambiti che hanno accettato la privatizzazione sono cresciuti intanto quattro colossi: l'Acea di Roma che ha comprato l'acqua toscana; l'Amga di Genova che s'è alleata con la Smat di Torino e ha dato vita all'Iride; la Hera di Bologna che cresce in tuttalaPadania; laÀ2Ana-ta dalla fusione dell'Aera milanese e dell'Asm bresciana. In tutte, una forte presenza di multinazionali come Veolia e Suez, banche, imprenditori italiani d'assalto, e una gran voglia di crescere sul mercato. «Ormai il sistema idrico non segue più la geografia delle montagne ma quella dei pacchetti azionari» dice Emilio Molinari, leader nazionale dei comitati per il contratto mondiale per l'acqua. Il che porta sorprese a non finire. Del tipo: il Fondo pensioni delle Giubbe Rosse canadesi che entra nella Hera e quello delle vedove scozzesi che trova spazio all'interno dell'Iride. E colpi di scena politici: l'Acea guidata a suo tempo dal sindaco Veltroni mette le mani sull'acqua toscana, costruendo nel Centro Italia un potentissimo polo dell'acqua"rossa",ma poi ti arriva Alemanno a sparigliare i giochi, e l'acqua di una regione di sinistra oggi è in mano alla destra.
Anni fa a Firenze sarebbe successo il putiferio. Oggi tutto tace. Moti-
vo? Lo spiega la Commissione Antitrust, che già nel 2007 ha individuato nei quattro attori forti i pilastri di una situazione di oligopolio. C'è un cartello, che ora è pronto a comprarsi tutto il mercato proprio grazie al "23 bis". Dietro alle Quattro Sorelle esiste lo stesso intreccio finanziario e lo stesso collegamento — rigorosamente bipartisan — con i partiti. I quali, difatti, il 6 agosto hanno votato inperfetta unanimità. Per questo i sindaci si sentono truffati. «L'acqua è il nuovo luogo del-l'inciucio» ti dicono al bar di Cotogno Monzese.
Quando i comitati per l'acqua pubblica, sparsi in tutt'Italia,hanno raccolto 400 mila firme e depositato in parlamento nel luglio 2007 una proposta di legge di iniziativa popolare, sia sotto il governo Prodi che sotto quello di Berlusconi non s'è trovato uno straccio di relatore, nemmeno d'opposizione, capace di esaminare e illustrare la volontà dei cittadini cosi massicciamente espressa. La melina del palazzo sul tema dell'acqua è trasparente, cristallina.
Con l'acqua che diventa un pacchetto azionario, c'è anche il rischio che un bene primario della nazione passi in mani altrui, nel gioco di scatole cinesi della finanza. In Inghilterra è accaduto: le bollette si pagano a una società australiana, che ha triplicato le tariffe. Vuoi protestare per un guasto? Rivolgiti a un operatore agli antipodi. Può capitare anche qui. Ormai niente isola più l'acqua dai fiumi avvelenati delle finanze che affondano l'economia mondiale, e in molti Paesi si sta correndo ai ripari. Persino in Francia, che pure è la sede delle multinazionali Suez e Veolia che comprano l'acqua italiana. «Torniamo all'acqua pubblica», proclama il sindaco di Parigi Delanoe, che impernia su questo la campagna elettorale per la riconferma. Anche lì si rivuole l'acqua del sindaco. E che dire della Svizzera e degli Stati Uniti, i Paesi della Nestlé e della Coca-Cola che imbottigliano fonti italiane. Non sono mica scemi: l'acqua è protetta come fattore strategico e tenuta ben fuori dal mercato.
Ormai si stanno muovendo tutti, anche la Chiesa. I vescovi di Brescia e Milano sono intervenuti proclamando il concetto del pubblico bene. La conferenza episcopale abruzzese ha messo per iscritto che l'accesso all'acqua«è un diritto fondamentale e inalienabile». In Campania è battaglia dura e la difesa dell'acqua si intreccia nel modo più perverso con gli interessi della camorra e l'affare della monnezza. Al Nord, in piena zona leghista, sindaci come Domenico Sella (Mezzane, nella pedemontana veronese) deliberano che l'acqua è cosa loro, ed è il perno del rapporto con i cittadini. «Se xe una perdita, la gente me dama, e mi fasso subito riparar». Più chiaro di così.
Sul territorio sinistra e destra parlano ormai la stessa lingua. Nelle Marche il presidente della provincia di Ascoli Massimo Rossi (Rifondazione) spiega che «non si può imporre la privatizzazione». E sempre ad Ascoli Paolo Nigrotti, An, presidente della società di gestione (tutta pubblica), una delle migliori del
Paese, osserva che «laprivatizzazio-ne non è stata gran che in Italia» e va applicata solo là dove serve. La qualità costa, ma la può garantire anche un pubblico responsabile.
Nel Friuli-Venezia Giulia, l'ex presidente della provincia di Gorizia Giorgio Brandolin—uno che ha resistito alle pressioni privatrizza-trici della Regione e ha messo insieme una S.p.a pubblica tutta goriziana che da due anni e mezzo gestisce la rete in modo impeccabile ora si ritrova capofila dei movimenti anti "23 bis". In Puglia, 38 Comuni e due Province (Bari e Lecce) hanno formato un robusto pacchetto di mischia per la ripubblicizzazione e chiedono a Niki Vendola una legge regionale che definisca l'acqua «bene privo di rilevanza economica». Ragusa e Messina battono la stessa strada. A Parma è scesa in piazza pu-re la gioventù italiana della Destra di Storace. Succede che di fronte alla bolletta, la gente — toccata nel portafoglio — sta ripescando un concetto passato di moda, quello di bene comune. Nell'acqua il cattolico vede la vita e il battesimo; il nazionalista un bene non alienabile agli stranieri; il leghista l'autogoverno del territorio. Altri vi trovano il benessere, il dono ospitale, la pulizia e la sanità. «Tutti sentono l'acqua come l'ultima trincea» ammette Rosario Lembo, segretario del Contratto per l'acqua. Tutti vi scoprono un simbolo potente, e quel simbolo è capace di rompere i giochi del Palazzo con nuove alleanze.
Giuseppe Altamore — autore di bei libri-inchiesta sul tema, come "Acqua S.p.a." — osserva che «il vero dramma è la mancanza di un'authority capace di affrontare l'emergenza di un Paese dove un abitante su tre non ha accesso all'acqua potabile». Quattro ministri se ne occupano, ma intanto nessuno pone rimedio a perdite spaventose e nessuno mette in sicurezza le falde avvelenate. Per esempio l'arsenico oltre il limite a Grosseto e Velletri. E poi il fluoro, i cloriti, i tria-lometani... Servono formidabili investimenti, o la rete va al collasso».
Gli appalti
L'Italia è divisa In 92 Ato,
Ambiti territoriali ottimali, che sono
porzioni di territorio, spesso
coincidenti con le province,
dove viene pianificato un programma
di Intervento sul servizio idrico
L'Ato ha il compito di affidare la gestione del servizio idrico alle Spa, che possono essere pubbliche, private o miste
Le società private estere nel business dell'acqua In italia: le francesi Suez e Veolia, la spagnola Aqualia
Recentemente il Covin (Comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche) ha inviato un questionario sulle tariffe a tutti i 92 Ato italiani.
Hanno risposto In 56, evidenziando una differenziazione delle tariffe e della gestione che risulta In 356 diverse categorie
Le italiane più importanti
Maggiori società italiane nel settore, fatturato 2006 in euro per 1.000 me d'acqua trattati
Acea (Italia centrale) 1.199,1
Aceagas (Italia centrale) 1.000,9
Acquedotto Pugliese (Puglia) 1.088,9 Asm (Parma) 795,5
Hera (Emilia Romagna) 1.635,4
Iride (Genova) 1.574,0
Smat-acque pot. (Torino) 980,2
22:44
Scritto da: marcos1999
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martedì, 18 novembre 2008
Nucleare: Svizzera, Reattore Centrale Muhleberg Si Spegne Durante Test
Berna, 15 nov. - (Adnkronos/Ats)
Il reattore della centrale nucleare di Muhleberg si e' spento automaticamente stamani durante una serie di verifiche di routine. L'episodio e' avvenuto quando fra due test l'impianto ha tardato, per ragioni ancora ignote, a tornare all'esercizio normale, ha spiegato all'agenzia di stampa elvetica Ats una portavoce della societa' elettrica BKW FMB Energie, responsabile della centrale. Il reattore e' stato riattivato dopo tre ore e mezza e sta lavorando a pieno regime. Non sono stati misurati valori di radioattivita' fuori dal comune, ha aggiunto l'addetto stampa.
Questo fine settimana Muhleberg e' sottoposta a controlli periodici da parte della Divisione principale per la sicurezza degli impianti nucleari (DSN), l'organo federale di sorveglianza delle centrali. Venerdi' i tecnici avevano dovuto fermare per tre ore una turbina del reattore II della centrale nucleare di Beznau, nel comune argoviese di Dottingen, in seguito alla scoperta di una perdita nella giuntura di un tubo. Il fatto e' stato nel frattempo segnalato alla DSN.
20:41
Scritto da: marcos1999
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