ACQUA, ISTANBUL: BRUTTO VERTICE, MA ABBIAMO FATTO UN BUON LAVORO!

di Roberto Musacchio (Parlamentare europeo GUE/NGL ) e Emilio Molinari (Contratto mondiale dell’acqua)

Di solito non si fanno comunicati congiunti tra chi sta nei movimenti e chi nelle istituzioni. Ma questa volta facciamo una eccezione e vogliamo associare alle nostre firme anche quella di Irma Dioli assessore alla cooperazione della Provincia di Milano per il ruolo svolto nel coordinamento nel Forum delle autorità locali.
E Marco Marincic assessore Provinciale di Gorizia, Mario Agostinelli consigliere della Regione Lombardia per i rapporti con il Controforum e Acqua Pubblica Europea per essere stata un riferimento per le imprese pubbliche che intendono mettersi in rete e svolgere un ruolo politico internazionale.
Produciamo questo fatto per segnalare che movimenti e politica possono lavorare assieme, ognuno nella propria autonomia, ma con comuni obbiettivi, un’unica strategia e conseguire dei risultati.
Lo facciamo convinti che questa è stata la grande novità che di Istanbul e che quando si realizzano queste condizioni, oltre ai risultati si producono cambiamenti della cultura politica, l’attivazione di nuovi soggetti e nuove reti permanenti: di amministratori locali, di parlamentari, di imprese pubbliche.
Ma veniamo al Forum Mondiale. E’ stato un buco nell’acqua?
Usiamo un’espressione ironica per un tema drammatico, per porci l’interrogativo su cosa cambia dopo la settimana del 5° World Water Forum di Istanbul.
Certo le multinazionali hanno per la quinta volta imposto le loro volontà ma tutto non è più come prima. Per merito innanzitutto dei movimenti che hanno realizzato carovane, portando alla ribalta internazionale la questione delle dighe e dei Curdi, manifestazioni e contro vertici, rafforzando le reti dell’acqua nel mondo.
Non era né facile né scontato stante anche le difficoltà in loco, qualche divisione tra i movimenti locali e l’imponente spiegamento di forza di polizia.
Invece tutto è andato al meglio.
La rete è ormai forte e capace d’iniziativa costante . L’intreccio tra movimenti sociali, sindacati, comunità locali, in questa occasione si è consolidato ed esteso su scala globale. E’ andata crescendo l’interlocuzione con gli amministratori locali e il Parlamento Europeo, che ha ospitato negli ultimi anni tre appuntamenti mondiali del movimento dell’acqua, nella propria aula magna.
E poi con i governi dell’America Latina che ormai hanno fatto dell’acqua e il suo diritto la base della loro iniziativa e della riscrittura delle costituzioni. Si è realizzato dunque un lavoro dentro/fuori il vertice ufficiale che ha contribuito a metterne a nudo la natura inaccettabile del governo privato dell’acqua e il fallimento della politica mondiale.
Già perché il Water Forum è una struttura privata che vive nel vuoto lasciato dai tempi del vertice sulla terra del 92 a Rio quando, mentre l’Onu realizzava e gestiva tre grandi convenzioni (Clima, biodiversità e desertificazione) , l’acqua non veniva inserita ma delegata appunto ad una istituzione privata e dominata dalle multinazionali. E’ da qui che nasce la sua iniziativa e il profilarsi di una grande questione: la mercificazione universale dell’acqua, punto drammatico di crisi e occasione di potere geopolitico ed economico. Di fronte all’abdicazione delle istituzioni le multinazionali diventano il luogo d’ispirazione delle politiche dell’acqua, cooptando in modo subalterno i parlamenti e la democrazia.
La natura del Forum Mondiale è oggettivamente incompatibile con il punto cardine della nostra richiesta di definire il diritto umano all’acqua.
Così, ancora una volta nella risoluzione finale si parla di bisogno e non di diritto.
Ma questa volta il diritto è entrato nel forum.
Grazie ai movimenti che hanno fatto sentire la loro voce dall’esterno.
Ma anche con gli interventi dei parlamentari degli amministratori locali della rete del FAL e dei governi latinoamericani e per la prima volta di qualche governo europeo.
La stessa delegazione parlamentare europea ha interpretato la risoluzione votata, particolarmente ambigua, in una forma più avanzata considerando e dichiarando il diritto all’acqua richiesta in una risoluzione del 2006 dal Parlamento europeo.
Non a caso alla dichiarazione finale assai brutta s’accompagnano due altre risoluzioni firmate da 7 e da 20 governi che chiedono il diritto all’acqua (la prima), il superamento del Forum privato e l’affidamento della materia all’Onu. Lo stesso Parlamento europeo chiede che di acqua ce se ne occupi anche a Copenhagen e cioè in ambito ONU, quando si tratterà di lanciare il dopo Kyoto. Copenhagen diventa quindi il più ravvicinato appuntamento istituzionale anche per il popolo dell’acqua.

ACQUA, ISTANBUL: BRUTTO VERTICE, MA ABBIAMO FATTO UN BUON LAVORO!ultima modifica: 2009-03-27T22:39:34+00:00da marcos1999
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